Appunti di Valentino Ballabio
1) DECLINO DELLA POLITICA?
Ringrazio
"Dialoghi necessari" che permette di dare voce anche a cittadini "senza tessera
e senza cariche", tuttavia interessati a partecipare al dibattito politico.
La
democrazia non è data una volta per tutte. E' un organismo vivo che necessita
di cure e alimentazione, altrimenti deperisce e muore: la politica ne è
l'alimento principale.
Giusto
pertanto rivolgersi e coinvolgere coloro che:
- non si limitano al
ruolo di spettatori della politicaspettacolo, ovvero di "tifosi" = i soli
"irriducibili" poiché giocatori, allenatori ...persino arbitri sono invece
tranquillamente soggetti al (calcio) mercato;
- condividono
insoddisfazione per la qualità della politica, così come viene oggi percepita e praticata
(richiesta di aiuto al pensiero critico di Bobbio, che Umberto Eco in un
recente intervento ha definito "missione del grillo parlante"!);
o non si accontentano di scegliere il meno
peggio dentro un sistema elettorale bipolare (tuttavia senza "primarie")
ove la scelta per l'elettore rischia di ridursi all'alternativa "mangia questa
minestra o salta la finestra";
o si appellano al "pessimismo della
ragione" da mai disgiungersi all'ottimismo della volontà.
Ritengo
che il berlusconismo sia solo la punta dell'iceberg, l'esasperazione di
una cattiva politica più complessiva. Pertanto occorre guardare fin da oggi al
di là della tragicommedia berlusconiana (non vendere prematuramente la pelle dell'orso, ma neppure "vinciamo le
elezioni e poi si vedrà").
Meglio
allora chiarire fin da subito alcuni nodi:
- vincere le elezione
è un fine o un mezzo ? Il fine dovrebbe essere il buon governo;
- la funzione dei
programmi, sempre più labili e
interscambiabili, anche a livello degli Enti Locali (le Giunte Rosse degli
anni 70 hanno anticipato lo stato sociale e la pianificazione urbanistica,
le Giunte Anomale degli anni 80 la trasparenza e le mani pulite. Le Giunte
degli anni 2000?: forse differenza sulle "privatizzazioni" ma esistono
molti privati e molti pubblici, invece urbanistica contrattata e
subalternità agli interessi forti);
- il ricambio, la selezione e formazione della classe politica, finito il ruolo dei partiti
di massa (durato 100 anni, esattamente dal 1892, fondazione del
PSI, al 1991, chiusura del PCI) di
educazione e assimilazione alla democrazia;
- la scelta dei candidati nei "tavoli" a
porte chiuse, ovvero a trattativa privata, allorquando per assumere un
vigile o un messo comunale giustamente occorre un bando ad evidenza
pubblica.
Da
questo quadro emerge, a mio avviso, una
sorta di regressione dell'azione dei Partiti, che comunque restano
pressoché esclusivi protagonisti dell'azione politica ancorché precettori unici
del relativo finanziamento pubblico.
Se
mi si concede una perifrasi vedo un'involuzione dalla civiltà dell'agricoltura
(che implica un disegno ed una preparazione prima del raccolto, ovvero
un'elaborata strategia) alla fase primordiale della caccia e raccolta (cattura
del voto, gioco di abilità con immagine e sondaggi, magari sotto la supervisione
di qualche guru mercenario, ovvero pura tattica).
2) PENSIERO UNICO, DEBOLE
LOCALE
Ma
come si coniugano in politica l'attività e la pratica corrente con il
pensiero, con la cultura, con le idee?
O
come non si coniugano dando luogo ad una fase di degrado e di regresso?
Mi
permetto di indicare tre forme di "pensiero" che, a mio modesto avviso,
informano il declino della politica nella fase attuale:
pensiero
unico:
- tramite
un'affannosa rincorsa al centro si dichiarano tutti riformisti ma
non riformano alcunché, anzi talvolta controriformano. Riscontrano
subalternità all'ideologia dei vincitori. Si ripete una (gramsciana)
"rivoluzione passiva" come nel risorgimento allorquando i moderati
piegarono all'interesse della monarchia sabauda un "inconsapevole" partito
d'azione repubblicano;
- egemonia del
"particulare" edonista e mercatista;
- omologazione
dell'informaziione e della cultura diffusa (vicenda RAI: servizio pubblico
del tutto assimilato al modello subculturale della TV commerciale);
- l'ultimo pensiero "altro"
è forse stato espresso da Enrico Berlinguer, paradossalmente all'epoca
della "unità nazionale, a proposito di un "diverso modello di sviluppo"
fondato su rapporti sociali solidali e "consumi collettivi".
pensiero
debole:
- il professor
Vattimo ci avrebbe spiegato che viviamo un'epoca postmoderna, dove dio è
morto e con lui tutti i fondamentalismi (per quanto Buttiglione e Bush
appaiano in controtendenza!). E' un'epoca di tolleranza e pluralismo,
tuttavia anche di contraddizione e "nichilismo". Nel linguaggio politico è
sempre più usuale dire e disdire, con effetto a somma zero);
- parafrasando
Heidegger "l'essere è ciò che accade", non solo, ma "è ciò che appare". Il
reale ed il virtuale si sovrappongono e si scambiano. Vedi le
apparizionispot in video (effetto Madonna di Lourdes) ed i manifesti
elettorali con gigantografie a mezzo busto e sorriso enigmatico per
ammaliare il passante (effetto Gioconda). Suggerirei una modesta proposta:
manifesti con foto più piccola, formato tessera, e invece curriculum
completo, come per una normale richiesta d'impiego, poiché si tratta di
operare una ricomposizione tra paese legale e paese reale, ovvero
della politica con l'esperienza quotidiana delle famiglie e delle normali
comunità di vita e di lavoro;
- occorre inoltre
definire gli strumenti di governo (importanza della questione
istituzionale, che non può essere lasciata esclusivamente all'iniziativa
perversa e proditoria della Lega!) altrimenti i programmi diventano libri
dei sogni. Chi si candida a guidare il torpedone deve dapprima conseguire
la patente (conoscere il funzionamento del motore e le regole di guida) e
dopo comunicarci la scelta della meta, altrimenti non ci porta da nessuna
parte; gli stessi obbiettivi programmatici si riducono a mero "volo
pindarico";
- il pensiero debole
applicato all'azione di governo produce la cosiddetta governance,
con le istituzione ridotte al ruolo di "pubblic relations" (convegni,
tavoli, eventi!) mentre le scelte fondamentali restano affidate alla mano
invisibile del mercato, o meglio alla mano occulta dei "poteri forti".
pensiero
locale La miglior cultura ambientalista ha insegnato: agire localmente e
pensare globalmente. Come si incrocia allora la dimensione spaziale con
l'orientamento destrasinistra?
- Prevale il concetto
bossiano "padroni in casa propria", valido sia per i singoli
individui che per i gruppi locali (sciovinismo di quartiere, sacro egoismo
locale = Scanzano Ionico, Acerra, ma anche in casa nostra = blocco delle
infrastrutture portanti da almeno 15 anni);
- perdura la stagione
del "partito dei sindaci" (positiva perché ha riavvicinato i
cittadini alle istituzioni, rotto il centralismo, coperto il vuoto
lasciato dai Partiti negli anni 90) ma oggi ha esaurito la spinta
propulsiva perché perde di vista il contesto più ampio (vedi il rifiuto di
una pianificazione territoriale sovracomunale che ha provocato
un'espansione disordinata e caotica, paragonabile ad un "abusivismo
edilizio su grande scala");
- Milano, capitale naturale della regione e non solo,
non riesce a guardare oltre la cinta daziaria, almeno fino a Monza e
Gallarate (vedi il traffico: è un problema interno ai bastioni o riguarda
la paralisi di mezza Lombardia?);
- ancora a Milano: un milione di persone delle periferie
non ha un Sindaco vicino e raggiungibile cui rivolgersi per i problemi
minuti del quartiere, un altro milione di cittadini pendolari non ha voce
sui problemi del traffico, mobilità, inquinamento;
- pertanto
l'istituzione della città metropolitana non è un problema di ingegneria istituzionale ma di esercizio di "diritti
di cittadinanza"; infatti un organizzazione istituzionale che rispetti
il principio di sussidiarietà (verticale) é legata al diritto di
voto, riafferma una corrispondenza tra voto e
competenze/responsabilità dell'Ente votato (trasparenza tra elettorato
attivo e passivo , superando rimpalli, conflitti di competenze, improbabili concertazioni,
ecc.);
- si richiede dunque
una semplificazione dentro e tra le istituzioni = autonomia e
decentramento in un senso, cessione di sovranità dall'altro;
per altro in attuazione del nuovo Titolo V° della Costituzione
(approvato dal centro sinistra non ho capito bene se per convinzione ma
allora occorrerebbe fare sul serio! o per maldestra rincorsa delle note
smanie devoluzionarie);
- siamo elettori non
una volta sola ma 5 o 6, pertanto siamo cittadini del comune, della
provincia, della regione, dello stato, dell'Europa...del mondo. Perché il
presidente USA, visto che comanda il pianeta, non potrebbe essere votato
dagli umani tutti?
P.S. Su questi temi cfr. Ezio Mauro. Il
destino in bilico della sinistra senza nome(La Repubblica, 23/12/2004)
POSTILLA:
DESTRA E SINISTRA "STORICHE"
La storia del Risorgimento italiano (in)segna con chiarezza, nella
dislocazione delle idee e dei programmi politici, la doppia distinzione:
- moderatidemocratici,
- centralistifederalisti
tanto da consentire una schematica classificazione secondo 2 assi e
4 quadranti
|
centralistidemocratici
MAZZINI (n.
1805)
|
federalistidemocratici
CATTANEO (n.
1801)
|
|
centralistimoderati
CAVOUR (n.
1810)
|
(con)federalistimoderati
GIOBERTI (n. 1801)
|
- Infatti
l'obbiettivo, poi effettivamente conseguito, dei liberalimonarchici
(Cesare Balbo, Massimo D'Azeglio, Camillo di Cavour) è di unificare
l'Italia attraverso l'estensione del modello piemontesesabaudo,
realizzando uno stato centralizzato, imperniato sulla burocrazia
prefettizia e l'esercito di leva.
- Invece
l'obbiettivo, fallito se non per la parte coincidente col programma
moderato ovvero unificazione ed indipendenza nazionale, del partito
d'azione (Giuseppe Mazzini, Carlo Pisacane, Giuseppe Garibaldi)
sarebbe una repubblica fondata sulla sovranità popolare.
- Simile intento
democratico anima Carlo Cattaneo, che pure ritiene essenziale conseguire
l'emancipazione dalla Restaurazione "dal basso", tuttavia attraverso forme
di autogoverno federale, sul modello americano o svizzero. Tale
modello risulta pertanto indifferente alla connotazione nazionale.
- Infine analogo
proposito confederalista è coltivato da Vincenzo Gioberti (con
Rosmini, Tommaseo, Manzoni) che pensa però ad una consociazione
"neoguelfa" di sovrani illuminati, legittimati per diritto divino e non
per investitura popolare, sotto il patrocinio del Papa.
Pertanto anche destra e sinistra "storiche" incrociano la
dimensione spaziale, articolando il dibattito e la lotta politica del
risorgimento italiano, sebbene l'esito effettuale sia poi risultato univoco ed
assorbente, attraverso la "rivoluzione passiva" e l'egemonia dei moderati.
Tuttavia anche le ragioni degli sconfitti avrebbero avuto modo di riemergere
nel secolo successivo, e di imprimere taluni caratteri decisivi una volta
archiviato lo Statuto Albertino alla nuova Costituzione Repubblicana.