Politica, cultura & coltura


Alcide Cervi


Un vecchio contadino, padre di sette figli miseramente falciati il 28 dicembre 1943, aveva ancora la forza di dire: "dopo un raccolto ne viene un altro". Il suo nome era Alcide Cervi, il saggio e tenace "papà" della Resistenza alla guerra ed alla barbarie.

Ebbene dopo un' elezione ne viene un' altra, purché qualcuno si preoccupi, per tempo, di seminare. Altrimenti la democrazia regredisce all' età della "caccia" agli elettori.

Nella preistoria della sua evoluzione, infatti, l' umanità ha attraversato una fase primitiva, nella quale provvedeva al proprio sostentamento mediante la caccia e la raccolta. Animali e frutti, offerti spontaneamente dalla natura, erano catturati appena capitavano a tiro mediante clave e lacci rudimentali; o addirittura acchiappati a mani nude.
Ad un certo punto tuttavia, dopo lunga incubazione, subentrò la scoperta dell' agricoltura, ovvero di una metodologia più elaborata e meditata, che si strutturava attraverso una ben definita successione di diverse fasi di attiva preparazione e di paziente attesa. Arare, rassodare, concimare, seminare, annaffiare, curare, costruire attrezzi e aratri, addomesticare e allevare animali, pregare per la pioggia e contro le tempeste, aspettare....e finalmente – soltanto nella stagione opportuna – raccogliere.
Tale passaggio comportò un significativo salto culturale, che accompagnò, come è noto, la nascita e lo sviluppo delle grandi civiltà che hanno lasciato traccia indelebile nelle successive tappe dell' evoluzione umana.

Ebbene la politica in Italia, nell' ultimo decennio, ha seguito il percorso inverso.
I Partiti che hanno agito in Italia nel corso di un secolo (quasi esattamente dal 1892 al 1992) non possono essere ricordati soltanto per (ahi me!) talune imperdonabili malefatte. Al contrario essi hanno a lungo svolto un paziente lavoro di elaborazione, educazione, formazione, selezione, organizzazione a livello di massa, del tutto assimilabile al lavoro dell' agricoltore. Infatti solo periodicamente, nella stagione delle elezioni, passavano a raccogliere le messi.

Oggi invece la politica sembra regredita alla fase della caccia!
La stagione venatoria si scatena qualche mese prima delle elezioni, col fine di "catturare" i voti con ogni mezzo e ad ogni costo. Programmi e ragioni vengono ignorati e usati in termini puramente strumentali. Vincere diventa un fine "di per sé", invece che un mezzo per restituire in termini di buon governo la fiducia ottenuta dagli elettori. Gli elettori stessi sono di fatto ritenuti il "parco buoi", per usare un termine caro agli agenti finanziari, utili per raggranellare un pacchetto azionario da investire mediante abili contrattazioni al famoso"tavolo" riservato a Segretari e Segreterie.

Potrà tornare mai la grande civiltà agricola?
Si può provare. Nella sventurata – ma purtroppo, di questi tempi, non infrequente ipotesi – di elezioni perdute occorre, insieme all' esercizio della doverosa azione di opposizione, avviare subito le operazioni di semina. Ma la stessa cosa va fatta in caso di vittoria...per non dormire sugli allori. La cultura allora interagisce con la natura. Cultura e coltura tradiscono la radice comune.
Intanto è necessario che qualcuno si incarichi del ruolo della testimonianza e, insieme ai semi, conservi la memoria ed i consigli del vecchio contadino!



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