Lettera a "Il Cittadino" (in attesa di pubblicazione)

PER UNA DISCUSSIONE APERTA SUL NUOVO OSPEDALE DI VIMERCATE

Caro Direttore.

ArcoResiste, piccola associazione di volontari determinati a resistere al degrado della politica e del governo della cosa pubblica, ha organizzato lo scorso 28 Ottobre l'unica discussione aperta sinora specificamente dedicata alla non irrilevante questione della dismissione dell'attuale ospedale di Vimercate ed alla contestuale costruzione di un altro nuovo, per il costo (previsto) di 105 milioni di Euro e tuttavia con un numero inferiore di posti letto.

Parliamo di centinaia di miliardi di ex lire, oltre che del futuro della tutela sanitaria di oltre centomila persone. Tuttavia l'attenzione della stampa è sembrata concentrarsi sulla pur riprovevole scoperta del doppio lavoro di un paio di infermieri (fossero gli unici!), e quella delle cosiddette "forze" politiche appare irresistibilmente attratta dai rimpastini di giunta. Per non parlare dell'Ulivo che ha sentito il bisogno urgente di convocare per lo stesso giorno e stessa ora una riunione a Vimercate sulla viabilità (che avessero trovato la soluzione?) pur sapendo che il Sindaco di Vimercate era impegnato ad Arcore per il dibattito sopra citato.

Comunque la discussione c'è stata, con la partecipazione di un numeroso pubblico oltre che, insieme ai relatori ufficiali, del Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera dott. Spata. ArcoResiste aveva esposto in cinque domande (gia pubblicate da questo giornale), forse ingenue ma ancorate al buon senso comune, richiedendo ai responsabili, mediante risposte trasparenti e possibilmente convincenti, le motivazioni di tale enorme operazione, ritenendo che – per quanto ci troviamo tutti coinvolti in un'opulenta società dei consumi – fosse un po' troppo applicare all'Ospedale tout court il modello dell' "usa e getta" quasi fosse una siringa o un bicchierino mono–uso.

Il dubbio che ci si trovasse di fronte all'ennesima promessa di "grandi opere", a scapito dell'ordinaria manutenzione e cura del patrimonio esistente, per non parlare del reperimento, trattamento e formazione del personale, vera chiave di volta della qualità dell'assistenza sanitaria, è risultato infatti fondato. In piccolo si riproduce la annosa questione del "ponte sullo stretto di Messina", il quale di per se sarebbe evidentemente preferibile al ferry–boat. Se tuttavia ci sforziamo di leggere attentamente il contesto, scopriamo facilmente che le priorità sono altre, dalla qualificazione della rete viaria e ferroviaria delle regioni meridionali alla non opportunità di avviare grandi appalti in una situazione di ancora insicura legalità dell'ambiente. Per non parlare del fattore "vanità" che spinge spesso politici e governanti a monumentali opere più o meno di regime.

In questo caso oltretutto pare che abbia agito fortemente l'effetto adulatorio, rivolto abbondantemente sia ai primari medici che agli amministratori locali. "Avrete l'Ospedale più bello d'Italia, e forse del mondo!" è stata la lusinga folgorante. E si sa, dai tempi di Fedro, che l'adulazione della volpe è più forte della stretta del becco del merlo!

Per altro, come ha documentato Aldo Gazzetti, autorevole membro dell'AUTEM salute, l'organizzazione specializzata in problemi sanitari che fa capo alla Federazione dei DS, è mancata una puntuale valutazione dei costi e benefici, sia sotto il profilo economico che della funzionalità dei servizi, tale da giustificare le ragioni della scelta, data invece per scontata sia dal Sindaco Brambilla che dal Direttore Spata. Al contrario appare che la stessa si inquadri in una vasta operazione finanziario–immobiliare di portata regionale, nella quale il termine "ospedale" risulta la parola magica, avente il potere di far passare operazioni di trasformazione, e di stravolgimento, del territorio che altrimenti mai si sarebbe osato proporre.

Qualcosa del tutto simile sta infatti avvenendo in altre realtà ospedaliere, a cominciare dalla fondamentale struttura di Niguarda, dove l'abbattimento e ricostruzione sarà accompagnata dalla cementificazione di ampie aree, coinvolgendo addirittura il Parco Nord. Che il partito del mattone abbia deciso di farsi scudo dei camici bianchi per dissimulare assai meno candidi intenti?

Così almeno pare ai semplici osservatori di ArcoResiste, i quali non sono rimasti affatto convinti dalle perentorie ma poco fondate argomentazioni degli autorevoli fautori dell'avventura in questione. Tuttavia Le chiediamo, caro Direttore, di ospitare, se i cortesi interlocutori riterranno di farlo, altrettante numero cinque risposte scritte. Ringraziando per l'ospitalità, inviamo cordiali saluti.

Associazione
ArcoResiste

LE TRE TAVOLETTE
(la vera storia del nuovo ospedale di Vimercate)