CAMILLO RUINI (1994)


Con stendardo comunale e fascia tricolore guido una delegazione di colognesi (un intero torpedone) a Roma per la consacrazione a Vescovo del concittadino Mons. Armando Brambilla che in gioventù, prima della vocazione sacerdotale, era stato anche impiegato nell’Ufficio tributi del Comune. Incedo tra gli applausi dei parrocchiani romani nella maestosa basilica di San Giovanni in Laterano per raggiungere la prima fila e lì irrigidirmi per evitare ogni segno non congeniale al mio conclamato status di non credente. Officia, in nome del Papa, il Cardinale Vicario Camillo Ruini. Una lunga e suggestiva cerimonia, per me inusitata, comprensiva di gesti simbolici quali l’imposizione del Vangelo (rilegato in ampia brossura) sul capo del candidato, lettura di vetuste “bolle” papali e stesura carponi rasoterra. Segue omelia, ed alla fine, nella Sacrestia, tra il clanglore di un esercito di preti, suore, diaconi che smobilitavano, il Cardinale mi riceve e con raffinata cortesia si scusa di non aver citato il Comune di origine del neo-vescovo, rimproverandosi con umiltà, un po’ affettata ma avvincente, di non averlo ricordato.
Qualche giorno dopo – per contrasto - in Consiglio Comunale sarei stato costretto a citare in giudizio per oltraggi, volgari e gratuti, lo pesudo-boss dei socialisti “pugliesi”, convinto di emergere politicamente mediante schietto turpiloquio foggiano elevato alla sede istituzionale.