BETTINO CRAXI (1988)


A Cologno Monzese, dopo alterne vicende (Sindaco Cantalupo 1 con giunta pentapartito e Cantalupo 2 con giunta di sinistra), il PSI, come l’asino di Buridano patisce la fame. Infatti passa all’opposizione non ostante avesse superato il 30% dei voti e godesse di un vasto consenso interno, attraverso una fitta rete di clienti-parenti-compaesani, ed esterno, mediante l’attenzione dei pesi massimi milanesi e romani, golosi di voti congressuali e quaterne di preferenze.
Nel gennaio 1988 nasce infatti, contro la dichiarata volontà del segretario della Federazione del PCI Corbani che in contemporanea diventa vice-sindaco di Pillitteri a Milano, una “giunta anomala”: PCI-DC-PRI-PSDI-Verdi, con Sindaco comunista per la prima volta dal dopoguerra. La definizione è di Bettino Craxi, infuriato per l’esclusione, davvero anomala, dal potere proprio a Cologno, roccaforte del craxismo puro e duro. Minaccia fuoco e fiamme. Tuttavia la Giunta Anomala va avanti e, contro ogni previsione, sarebbe durata molto più a lungo di quelle “normali”, travolte da “tangentopoli”. Il sottoscritto infatti resterà Sindaco ancora per tutta la legislatura successiva (1990-95), assistendo alla caduta di pressochè tutti i colleghi dei comuni medio-grandi della provincia e salvando invece dai guai giudiziari tutta la classe politica colognese, escluso qualche tecnico comunale infedele che era stato denunciato e sospeso ben prima dell’arresto nel 1992 del “mariolo” del Pio Albergo Trivulzio.
Anche le focose vendette craxiane hanno vita breve. Come mai? La spiegazione me l’ha data in seguito Elio Quercioli, all’epoca deputato e membro di quella “commissione inquirente” depositaria delle immunità parlamentari. Orbene il Bettino Craxi, già inquisito per la storia del viaggio in Cina per eccessiva e non conforme delegazione al seguito, avrebbe proposto al Segretario Generale del PCI Alessandro Natta uno scambio vantaggioso: se non mi ostacolate nella “inquirente” lacio perdere Cologno Monzese. Ebbene Natta, umanista classicheggiante ma meno rigoroso sulla questione morale rispetto al predecessore Berlinguer, avrebbe – secondo Quercioli - tuttavia già deciso di suo di non infierire sulla maxi-scampagnata cinese.