DESTRA e SINISTRA

a partire dal pensiero del filosofo NORBERTO BOBBIO
due idee di governo nel terzo millennio
tra
inerzia e innovazione,
particolarismo e globalizzazione
 
Mercoledì 17 novembre 2004, ore 18.00–21.00
Società Umanitaria, Via Daverio, 7 Milano
 
Presentazione :
Anna Celadin (Dialoghi Necessari) Necessità di una riflessione
 
Introduzione:
Valentino Ballabio (ArcoResiste) Pensiero unico, debole, locale: triangolo di declino della politica oggi
 
Relazione:
Gianni Vattimo (filosofo) Attualità di Bobbio nel dibattito politico
 
Comunicazioni:
Anna Bernasconi ( Medico) Il linguaggio della sinistra
Roberto Artoni (Economista) Libertà ed uguaglianza
Fulvia Colombini.(CGIL Milano) Diritti di cittadinanza come discrimine per una politica di sinistra
 
Intervengono sul tema
Pino Vanacore CGIL Regionale
Aldo Gazzetti Verdi
Andrea Micheli Forum per la Difesa della salute
Pino Landonio Autem Salute
Roberto Borghi Critico d' Arte
Emanuele Vinassa de Regny Giornalista scientifico
Alfredo Ferappi Dialoghi Necessari
Alberto Zanardi Docente universitario Bocconi

Si ringrazia la Società Umanitaria

 

Traccia

  1. Per spezzare il "pensiero unico" egemone oltre la crisi del centro–destra al governo (tutti riformisti, nessuna riforma…alcune controriforme!).
  2. Per fuoriuscire dalla morsa ideologica tra assolutismo del "privato" ed oscuramento delle regole (padroni in casa propria, senza diritti e tutele sulla pubblica via!).
  3. Per comporre una sussidiarietà simmetrica e bilanciata, che equilibri "autonomia locale" e "cessioni di sovranità" verso livelli collettivi più ampi (cittadini a pieno titolo del Comune, della Provincia, della Regione, dello Stato, dell'Europa,…del mondo!).
  4. Per agire localmente ma pensare globalmente (capire la diversità senza dimenticare l'uguaglianza!).

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1) L'opposizione diametrale tra "destra" e "sinistra" appare nel linguaggio politico in tempi relativamente recenti, significante la dislocazione delle rappresentanze nelle aule parlamentari. Ancora durante la rivoluzione francese infatti l'ala giacobina occupava i seggi non a sinistra bensì in alto dell'assemblea: "la montagna").

Di seguito saranno i filosofi a segnarne l'origine ovvero i giovani hegeliani a separarsi tra "di destra" e "di sinistra", disputando sull'interpretazione di una decisiva espressione del maestro: "ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale". Coloro che pongono l'accento sul "reale" tenderanno a spiegare il mondo, coloro che antepongono il "razionale" cercheranno di trasformarlo. Non sempre con successo!

Tuttavia l'idea di uguaglianza, ispirata all'equilibrio ed alla razionalità, consente ancora – sul finire del secolo breve – a Norberto Bobbio di riconoscere la distinzione e di dichiarare la possibilità, almeno teorica, per una politica di sinistra.

Non ostante tutto! Non ostante la rincorsa al centro, l'inflazione del termine "riformismo" e derivati, l'egemonia del combinato disposto tra liberismo economico e particolarismo sociale, la "rivoluzione passiva" che spesso porta un'inconsapevole "sinistra" a perseguire valori e interessi dell'opposta sponda. Non ostante il dominante "pensiero unico" che ha il potere di compattare e bloccare in una incontrovertibile sintesi la dialettica che aveva consentito, negli ultimi secoli, spazi di democrazia e progresso sociale, quantomeno nelle aree del mondo considerate più evolute.

2) Ovvero soltanto le zone più fortunate o ritenute tali. Il mutamento nel tempo (conservazione–trasformazione) che aveva caratterizzato, almeno in origine, la diade destra–sinistra si incrocia infatti trasversalmente con l'estensione nello spazio (locale–globale) della percezione e dell'azione politica.

Il "particulare", sia individuale che di piccolo gruppo e di breve raggio, assume contorni assoluti e irriducibili. Il "sacro egoismo locale" , lo sciovinismo di quartiere o di villaggio appaiono sempre più spesso l'unica dimensione della vita pubblica, unanimemente percepita e praticata.

Individuare il sito per il necessario stoccaggio (certamente a condizioni di rigoroso controllo tecnico–scientifico) di scorie radioattive altrimenti sparse e disperse, trasformare un piccolo ospedale inefficiente e sottoutilizzato, prevedere un inceneritore o un'infrastruttura di rete suscitano troppo spesso una reazione compatta di rigetto (tutti i partiti con in testa Sindaco, Parroco e Presidente dei commercianti) a prescindere da ogni altra considerazione di validità e interesse di scala più ampia.

Salvo danneggiarsi da soli. L'abusivismo edilizio, ad esempio, nasce da una concezione assoluta ed esasperata del diritto di proprietà del suolo ma ha l'effetto di danneggiare, a vicenda, la proprietà stessa. Non osservare i vincoli di altezze, distanze, rapporti volumetrici ha l'effetto di compromettere le proprietà circonvicine oltre che il luogo ed il paesaggio pubblico.

Lo stesso risultato, su scala di poco più ampia, è provocato da una concezione altrettanto assoluta ed isolata dell'autonomia locale, slegata da vincoli, regole e cogenti azioni di governo del territorio e della comunità più estesi. Comuni che scaricano a confine gli effetti indesiderati di insediamenti inquinanti oppure che deviano, mediante apposite "tangenzialine", il traffico verso i comuni adiacenti.

Il "partito dei Sindaci", se è servito a rompere il centralismo burocratico e ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, ha tuttavia esaurito la sua spinta propulsiva. Occorre guardare oltre la siepe del vicino, scoprirsi cittadini di una più vasta metropoli, regione, paese, continente.

3) Viene chiamata globalizzazione. Rotte le cortine che separavano, ma anche distinguevano, diversi mondi e diverse concezioni del mondo, tuttavia col rischio di erigerne altre più pericolose ed incontrollabili, si può pensare di mettere in comunicazione ed equilibrare il locale col globale, attraverso una gamma di entità intermedie? Costruire una rete che colleghi lo specifico ed il complessivo, mediante nodi e maglie che salvaguardino diversità e omogeneità, libertà ed uguaglianza?

Ci si può provare attraverso il processo bilaterale (dal basso all'alto, dal centro alla periferia e viceversa) insito nel "principio di sussidiarietà? Non tanto la piccola sussidiarietà orizzontale interna al microgruppo (famiglia, associazione, comunità locale) quanto la grande sussidiarietà verticale tra ampi insiemi ed istituzioni. Il rapporto tra decentramento dei poteri, che è opportuno esercitare dal basso, e reciprocamente "cessione di sovranità" che auspicabilmente deve consentire un governo vero ed efficace di grandi regioni o del pianeta intero. In alternativa sia al centralismo imperiale ed autoritario, sia all'anarchia ed alla deregulation che consentono comunque il prevalere dei poteri forti e duri. Senza trascurare le entità intermedie, al fine di distribuire su più livelli il controllo democratico, incrociando l'esercizio dei diritti di cittadinanza col "bilancio partecipato", per un governo diffuso e bilanciato degli interessi e delle risorse collettive.

4) La elaborazione e l'azione politica potrebbero allora avvalersi di un quadro di riferimento più esplicito. Schematizzando: un piano cartesiano quadriripartito da assi le cui frecce (inerzia–trasformazione, locale–globale) indichino l'orientamento di grandi linee di tendenza culturale che, incrociandosi ed interagendo, promuovano idee, programmi, obiettivi coerenti e consapevoli.
Da un lato l'idea di progresso civile e sociale che l'illuminismo ed il marxismo, soprattutto nella sua accezione influenzata dal positivismo, vedevano dispiegarsi secondo un tracciato diacronico e lineare, uno scorrere regolare e razionale nel tempo e nella storia.
Dall'altro la nuova consapevolezza dovuta alla cultura ambientalista ed alla critica della globalizzazione, che riconducono i processi alla circolarità dello spazio finito e della natura. La coscienza del limite richiama responsabilità e problemi del tutto nuovi che richiedono soluzioni inedite.
Una dimensione unica non basta più per un pensiero ed una prassi politica di qualità accettabile che si propongano di affrontare le grandi contraddizioni e paradossi d'oggi.
Pensare globalmente ed agire localmente. Essere nel contempo – come ha lasciato detto Enrico Berlinguer – conservatori e rivoluzionari.

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la missione del grillo parlante