Resoconto

 

Si è svolto il 30 giugno a Milano, con numerosa partecipazione e interessante dibattito, il primo incontro per la costituzione del Comitato per la Città Metropolitana, promosso da più associazioni – tra cui AlSole, ArcoResiste, Il Ponte della Lombardia e Dialoghi Necessari – nonché dai relatori Valentino Ballabio, Ugo Targetti, Beppe Boatti e Giuseppe Natale. Era presente inoltre il Senatore Antonio Pizzinato.

 

Ha introdotto Valentino Ballabio, da sempre fautore dell' utopica città metropolitana, chiedendo conto ai "realisti" degli effetti della mancata attuazione della medesima. Se infatti non sappiamo come sarebbe ora Milano e dintorni qualora la legge 142/1990 fosse stata applicata, sappiamo tuttavia com' è dopo tre lustri di disapplicazione: cementificazione a macchia d' olio e crisi abitativa, paralisi del traffico e inefficienza dei collegamenti, inquinamento e degrado ambientale, delocalizzazione produttiva e perdita di occupazione e di reddito.

Inoltre alla sofferenza sotto il profilo economico–territoriale si aggiunge una prolungata crisi politico–istituzionale, dovuta a inadeguata capacità di governo e, da più parti lamentata, insufficienza della stessa classe dirigente.

In tutti questi anni infatti una maggioranza, trasversale tra tutte le forze politiche e istituzionali, ha sottovalutato ed eluso il problema, da una lato riducendolo a questione di "ingegneria istituzionale" e dall’altro dilatando la "città infinita", i cui confini labili non permetterebbero altro che una morbida governance.

Tale atteggiamento rinunciatario si è tuttavia tradotto in deregulation urbanistica e assalto speculativo al territorio, di cui si sono avvantaggiati i poteri forti a discapito dell’efficienza complessiva della città. Come ha poi sottolineato Beppe Boatti l’inefficienza del sistema, dovuta al non–governo e all’accondiscendenza verso le operazioni lucrative, si è tradotta in una tassa occulta a carico della collettività, in analogia a quanto avviene con la svalutazione della moneta.

Tuttavia anche la minoranza dei fautori dell' istituzione metropolitana ha avuto le sue responsabilità: principalmente quella di partire dalla città e non dai cittadini, dalla forma legislativa e istituzionale anziché dai bisogni e dai diritti.

Il coraggioso progetto di legge Pizzinato (e quello parallelo Del Pennino), meritorio nell' intenzione di attuare la Costituzione vigente (che non è una trappola come sosteneva Mario Scelba negli anni 50 per rinviare l' attuazione delle Regioni!), non ha prodotto alcun esito, anzi in direzione contraria è stata approvata senza resistenze la nuova provincia di Monza.

Sarebbe meglio dunque partire dal concetto di "cittadinanza metropolitana", riconoscere i diritti dei cittadini metropolitani (già una volta si è fatta l' Italia senza gli italiani!), provare a partire dal basso con una proposta di Statuto, come viene illustrato da Ugo Targetti.

 

Proponiamo allora di:

 

        recuperare significato del diritto di voto (altrimenti va in soffitta, dopo Carlo Marx ed il comunismo, anche Max Weber e la democrazia liberale);

 

        riaffermare il principio di responsabilità: circolo da chiudere tra cittadinanza, territorio, votazione, tassazione, bilancio. Altrimenti in base a cosa si vota? All' effetto Gioconda, ovvero l' ineffabile sorriso del candidato mezzobusto di turno?

 

        considerare i confini che, per quanto arbitrari, sono connessi al sistema istituzionale: io cittadino italiano voto 5 volte, in base alla residenza anagrafica nel Comune, Provincia, Regione, Stato, Europa. E paradossalmente il mondo globalizzato è dominato dal Presidente USA che però è eletto solo da chi ha il passaporto a stelle e strisce! Altro che confini evanescenti e geometrie variabili! In alternativa ci godiamo la governance ovvero la palude di rimpalli, sovrapposizioni, tavoli, ecc. (nessuno sa chi deve fare che cosa).

 

        riaffermare il principio di 1 testa 1 voto, che nella realtà metropolitana milanese non vale perche ad ogni testa corrisponde mezzo voto (più un voto fuori di testa!). Infatti per un milione circa di "milanesi di notte" (che dormono e votano entro la "cinta daziaria") il voto risulta dimezzato mancando un livello di governo effettivamente locale. I Consigli di circoscrizione si trascinano come inutili scatole vuote, parlamentini giocattolo privi di esecutivo (in soffitta anche Montesquieu!) mentre una miriade di comitati rischia di abbaiare alla luna. Inversamente i "milanesi di giorno" che lavorano, studiano, si divertono ma non votano sono esclusi dalle decisioni strategiche e dalle scelte di ampia portata. Tutti e quanti eleggono invece con voto pieno una Provincia debole e vuota, depotenziata oltretutto dalla secessione brianzola. Dimenticata la lezione di Carlo Borromeo (un genuino reazionario ma anche un notevole statista), che riuscì a reggere la competizione internazionale (i protestanti premevano dai Grigioni) creando una vasta "diocesi metropolitana" comprendente Monza, Lecco, Varese e Bellinzona (esclusa solo Como da sempre ghibellina). E tuttavia nel Tempio civico di San Sebastiano ancora oggi si osservano gli emblemi delle otto porte: dunque funzionava un decentramento per contrade. Perché dunque oggi non sarebbe possibile un decentramento vero in autonomi Municipi, rovesciando l' annessione messa in atto in epoca fascista delle varie Baggio, Lambrate, Musocco, Crescenzago? Di questo riferisce Giuseppe Natale, la cui esperienza è legata agli endemici problemi delle periferie

 

Avvicinandosi le elezioni del 2006, è opportuno ricordare che il programma non è un' appendice del toto–candidato, e che – per essere credibile – deve camminare su due gambe. L' una è costituita dagli obbiettivi, i quali tuttavia rischiano di figurare come un rosario di titoli (i giovani, gli anziani, la sicurezza, l' ambiente, ecc.) se non si appoggiano all' altra gamba, ovvero gli strumenti. Strumenti istituzionali e risorse materiali e intellettuali, compresa – non ultima – la cultura di governo.

"Come dare concretezza alla città metropolitana" è infine il titolo del "controcanto" di Luca Beltrami Gadola (La Repubblica, 5 luglio 2005) che così conclude il pezzo, ampiamente ispirato all' iniziativa in questione: "per il centro sinistra la sfida della città metropolitana va accettata e vinta".