DALLE PRIMARIE UNA FORTE SPINTA AL RINNOVAMENTO DI MILANO
La
straordinaria partecipazione popolare alle "primarie" del 16 ottobre offre a tutti noi una chiara lezione: quando
la politica ha il coraggio di porre alla società una proposta nuova, semplice e
diretta la risposta è altrettanto pronta e risoluta. Al contrario quando
l' offerta è titubante e contraddittoria la risposta è del pari apatica e
passiva. Il rapporto è direttamente proporzionale.
Ora,
a Milano, si tratterebbe di proseguire sull' onda di questa formidabile spinta
per definire candidato e programma. Uscire dal miraggio del Sindaco Taumaturgo
per indicare una proposta di governo della città innovativa, semplice e
diretta. I lavori in corso nel "cantiere" programmatico potrebbero servire allo
scopo. A patto però di abbandonare le apprensioni ed i timori per il nuovo che,
al pari delle scettiche e pessimistiche diffidenze per lo strumento delle
elezioni primarie, hanno offuscato per almeno un decennio l' espressione
democratica nelle scelte del centrosinistra.
Il
messaggio che mi permetto dunque di proporre risponde ad un principio
elementare dell' esperienza quotidiana (in famiglia, nel gruppo, in azienda):
stabilire "chi deve fare che cosa, possibilmente una volta sola in un posto
solo".
Allora
per ogni zona di decentramento si chiede un Sindaco ed un' esecutivo a misura di
cittadino, ovvero lo strumento di governo prossimo e partecipabile per
affrontare i problemi immediati della vivibilità del quartiere e dei servizi
alla persona. Mentre per la grande Milano (pressoché mezza regione) serve un
Sindaco Metropolitano che governi nella scala appropriata i gravi problemi
della mobilità, dell' inquinamento, delle infrastrutture fondamentali.
Pertanto
ai cittadini non prometto i pesci ovvero la frittura mista (il tradizionale
programmaelenco: anziani, giovani, ambiente, sicurezza... dimenticavo
le donne!) bensì la canna da pesca (livelli definiti di responsabilità corrispondenti agli ambiti di
esercizio del diritto di voto). E' troppo semplice per apparire così difficile
da realizzare? O addirittura da comprendere?
Le
prime riunioni del "cantiere" (sezione istituzioni/strutture /risorse), se
hanno il merito di aver affrontato apertamente la discussione, non hanno tuttavia sortito sinora soluzioni
condivise e sembrano attardarsi su formulazioni incerte e contraddittorie.
Buona
parte dell' unione milanese pare ancora bloccata e intimidita rispetto alle pur
urgenti scelte di riforma strutturale e istituzionale. Alla correttezza delle
premesse (es. il riconoscimento che la Milano della cinta daziaria è insieme
troppo piccola e troppo grande) non fa seguire un disegno coerente e compiuto:
una sorta di coitus interruptus! Per timore di apparire estremista invece
che riformista fa le cose a metà anziché fare cose magari moderate (riforme razionali e democratiche) ma fino in
fondo.
Intanto
passano i decenni, e mentre purtroppo non sappiamo come sarebbe ora Milano se
si fosse attuata la Città Metropolitana (come da legge 142 del 1990!) sappiamo
com' è senza: compromissione del territorio, inquinamento cronico, mobilità in affanno, alloggi inaccessibili, prezzi
elevati, infrastrutturazione debole, perdita di concorrenzialità, ecc. ecc.
Ma
il "rito ambrosiano" (avanti inscì!) è proprio imviolabile? O no? E se
non ora quando?
Metropoli
Milanese, 20/10/2005
Valentino
Ballabio