Intervento di Valentino Ballabio a margine del dibattito

"Per una Provincia nuova: Monza Brianza e Area Metropolitana",

Festa de l'Unità di Milano, 10 Settembre 2004.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge istitutiva si è effettivamente aperta una fase nuova denominabile "frittata fatta!". La fase precedente era "uova in bilico" ma si pensava che il centrodestra non fosse capace di romperle. Invece, con un'incredibile contorsione pre–elettorale, in un colpo solo è riuscito sia friggerla che a consegnarla, bollente, nelle mani del vincente centrosinistra.

Dunque Provincia sarà: ma sarà una nuova Provincia o una Provincia nuova? Il titolo del dibattito propenderebbe per la seconda soluzione: qualcosa di diverso ed inedito, cercando di giocare in modo creativo con l'autonomia statutaria. Ma riguardo a poteri, competenze e risorse – non trattandosi di Provincia a statuto speciale – sarà irrimediabilmente una nuova Provincia ovvero una Provincia in più (più tre conteggiando anche Fermo e Barletta!) che inevitabilmente dovrà stare dentro l'ordinamento statuale vigente. Ma il centrosinistra ha un'idea chiara circa l'attuazione e l'evoluzione dell'architettura costituzionale? Non sembrerebbe, in particolare riguardo il ruolo degli enti intermedi: Province e/o Città Metropolitane.

Le Province devono divenire Enti sovraordinati rispetto ai Comuni, con prerogative e poteri cogenti rispetto ad essi, oppure limitarsi a compiti di riferimento e coordinamento? Se si dà credito al dominante "partito dei Sindaci" prevale la seconda ipotesi, col risultato di vanificare un effettivo ruolo di governo delle Province praticamente ridotte ad enti posticci e superflui. A cosa serve un'istituzione elettiva se essa rinuncia in partenza a svolgere politiche sovracomunali capaci di incidere su quelle di mero raggio comunale? La decantata "Provincia dei Comuni" potrebbe allora essere tranquillamente abolita e sostituita da un forum dei Sindaci, o da Consorzi mirati a opere intercomunali ed alla gestione collettiva di servizi, come in gran parte già avviene.

Torniamo dunque alla nuova Provincia di Monza. Purtroppo essa appare fin dall'inizio un vaso di coccio costretto a viaggiare su di un traballante carro istituzionale. Ed anche la Provincia di Milano, già deprivata a suo tempo del territorio di Lodi, è anch'essa vaso di coccio! Il vaso di ferro è il Comune di Milano! E lui il convitato di pietra che, non citato, presidia questo dibattito! Qualcuno qui ha giustamente ricordato che la nuova Provincia necessiterà di risorse adeguate, ma – si sa – le risorse sono limitate. Quando si deciderà la priorità tra la metropolitana leggera Cologno–Vimercate e la quarta e quinta linea della metropolitana pesante dentro la cinta daziaria, quale prevarrà? Facile previsione!

Dunque se non si aggredisce il vaso di ferro, decentrandolo decisamente come è avvenuto nelle altre metropoli europee ed anche nella Roma di Rutelli e di Veltroni, la periferia della metropoli resterà "di fatto" squilibrata e subalterna, smembrata e indebolita, a dispetto delle velleità di formale e fittizia autonomia.

Qualcuno dice che la Brianza monzese è un'area privilegiata, capace di competere a livello internazionale a patto che la si liberi dai vincoli e dalla tutela del sistema milanese. Qualcun altro aggiunge che a Monza vige da sempre il "rito romano" da che Sant'Ambrogio si scosse la polvere dai calzari sulla via del ritorno tra Modoetia e Mediolanum!

Orbene il "rito romano" vige solo a Monza città e, credo, a Villasanta. Tutte le altre Parrocchie sono da allora e tuttora fieramente ambrosiane. Non solo ma, circa mille anni dopo, San Carlo Borromeo – uno statista vero – per affrontare e reggere la competizione internazionale (verso i protestanti che premevano dai Grigioni) ha consolidato la "diocesi metropolitana" di vaste dimensioni, intuendo che piccoli Vescovati, a Lecco ed a Monza, avrebbero indebolito il fronte! Parimenti oggi sarebbe possibile reggere la competizione con le altre metropoli europee solo "facendo sistema", ovvero proponendosi di governare nel suo insieme un'area metropolitana che sotto il profilo territoriale, economico e sociale funziona pienamente come un'unica rete.

Infine all'argomento "ormai è fatta, anche se l'abbiamo subìta ora occorre fare di necessità virtù" rispondo che ora occorre aprire una discussione vera, non finta ed elusiva come quando si trattava di un ipotesi per di più improbabile. Fortunatamente la legge "a scoppio ritardato" per tre anni muove solo carte: di fatto non succede niente. Se si trattasse di un errore, come il sottoscritto crede da sempre, si farebbe ancora in tempo a rimediare. Altrimenti, in attesa di altri disastri devoluzionari, diabolicamente perseverare!