Falsa partenza alla Provincia di Milano

GIUNTA PLETORICA E COMPETENZE SMINUZZATE

Il coro osannante per l'elezione di Filippo Penati alla presidenza della Provincia di Milano se da un lato esprime legittima soddisfazione per una vittoria netta e inequivocabile, dall'altro rischia di oscurare i limiti e gli errori che si celano dietro l'angolo quando dalla propaganda elettorale si passa alla responsabilità concreta di governo. Ed il centro–sinistra, più o meno allargato a Rifondazione ed altri, non è nuovo a sprecare le occasioni offertegli dall'elettorato, a Milano come a Roma.

Esaurito l'orgasmo del dopo–goal sarebbe dunque opportuno riflettere e organizzare il gioco perché la partita è appena iniziata. Purtroppo – a mio modesto avviso, ma anche questa volta preferisco dissentire dal coro degli entusiasti e degli yes–men – non è iniziata bene. A cominciare dall'assetto della squadra. La estensione e la composizione della Giunta risulta infatti pesantemente elefantiaca per un'istituzione "leggera", per competenze ed entità del bilancio, quale la Provincia. La legge elettorale del 1993 aveva opportunamente ridotto a 8 il numero degli Assessori, in linea con la tendenza allo snellimento istituzionale ed alla semplificazione burocratica che in seguito avrebbero dato luogo alle "leggi Bassanini", le quali per altro – spostando la responsabilità amministrativa e gestionale dai politici ai tecnici – riducevano di molto il ruolo degli Assessori, privandolo della firma di tutti gli atti decisionali e limitandolo alla responsabilità collegiale nell'ambito della Giunta. Inoltre sempre la legge del 1993 aveva trasformato gli Assessori da eletti a nominati, a confortarne la natura di "saggi" o consiglieri del Sindaco, o del Presidente, in capo al quale veniva unificata sia la responsabilità politica che la rappresentanza legale.

La realtà è tuttavia andata in tutt'altra direzione. La "caccia" all'Assessorato (orrido termine che peraltro non esiste più nell'ordinamento!) e la moltiplicazione degli stessi (incentivata anche da un aumento esponenziale delle indennità di carica) è divenuto lo sport preferito per la politica nostrana.

Con vari escamotage lo Statuto della Provincia di Milano, nel 1997 (maggioranza di centro–sinistra più Rifondazione), fu modificato, con un solo voto contrario, al fine di aumentare gli Assessori da 8 a 12, col risultato di sdoppiare (es. viabilità e territorio) e frammentare le poche competenze reali disponibili! I funzionari pubblici sono ben felici infatti quando possono servire, come Arlecchino, due padroni! Inoltre con la legge Napolitano del 2000 la maggioranza di centro–sinistra (con buona pace del Ministro Bassanini che lamentò una sorta di "tela di Penelope"!) allargava ancora le Giunte, oltre ad allungarne il mandato da 4 a 5 anni. La Giunta Provinciale di Milano passa allora da 12 a 16, per quanto la Presidente Colli ne utilizzi solo 14. Ma Penati, che deve mettere assieme dodici liste, le donne, i brianzoli e quant'altro ora fa il pieno, col risultato di polverizzare le esigue funzioni e competenze spezzandole in due o in tre (Arlecchino servitore di tre padroni!); vedi il "lavoro" disgiunto dalla "formazione professionale" e dalle "crisi occupazionali" che fanno capo a tre diversi Assessori. Oppure la "mobilità ciclabile" distinta dalla "viabilità". Per non parlare delle deleghe creative quali i "rapporti con le Province limitrofe" ed i "diritti dei bambini e delle bambine"; nonché i "diritti degli animali" (esclusi per ora vegetali e minerali!).

Una Giunta di 16 assessori corrisponde dunque ad una seconda assemblea, non eletta, destinata inevitabilmente a svuotare e svilire il Consiglio Provinciale: 45 membri eletti dal corpo elettorale ma destinati a scaldare sedie ed alzare mani tenuto conto della sostanziale inconsistenza della minoranza di centro–destra che non è mai stata in grado di esercitare, negli Enti locali, una valida opposizione ancorché incapace di governarli.

Per non parlare infine della proliferazione di staff, pool di consulenti ed "esperti" vari che attorniano, mediante incarichi e commissioni, gli organi ufficiali. Ma non è finita. Con l'avvento della Provincia di Monza tutto questo rischia di duplicarsi o quasi. Con buona pace degli intenti "riformatori" e delle promesse di capacità di governo e rinnovamento, sempre buone per la prossima campagna elettorale.

Valentino Ballabio

Luglio 2004