"Talora si ha l'impressione che la città
sia troppo grande per sentirsi una."


Carlo Maria Martini
Prolusione agli "stati generali" di Milano
11 Giugno 1998

Dov'è Milano?

Va bene che è (era) la Capitale Morale, ma avrà pure un corpo, un territorio, una forma. Un limite, un confine, che nelle diverse epoche storiche era per altro inequivocabile.

Al tempo dei Visconti: un ampio fossato circolare, tuttavia collegato attraverso il sistema fluviale navigabile con il mondo conosciuto.

All'epoca degli Spagnoli: solidi bastioni tuttavia con porte aperte, sulla raggiera della rosa dei venti, verso tutte le Capitali.

Persino nell'Italietta fascista: estensione della cinta fino ad ammettere i "milanés ariùs", sacrificando specifici Comuni però col vantaggio commerciale "de minga pagà el dazi".

E nel superglobalizzato nuovo millennio?

Milano finisce veramente a Cascina Gobba ed a Molino Dorino? Oppure la Grande Milano raggiunge la Parpagliona di Sesto ed il Bettolino Freddo di Cologno Monzese, laddove inizierebbe un'altra probabile Provincia?

Senza considerare l'avventuriero solitario, temerario ed utopista, che pretenderebbe di spingersi oltre le colonne d'Ercole, per includere Monza e Busto Arsizio!

Inoltre dentro la ufficiale "cinta daziaria" convivono due città: quella di notte, dei residenti che ci dormono e ci votano Albertini; quella di giorno dei pendolari che vi lavorano, studiano, tifano Inter e Milan, intasano e inquinano ma – in qualità di ospiti – non votano, sono esclusi in partenza dalle epiche battaglie ostruzionistiche su maxi Bilanci e mega Statuti.

Anche i primi tuttavia – soprattutto nelle periferie – sono esclusi dal diritto di eleggere organi che affrontino i problemi "di vicinato", e che siano governi locali veri, non giocattolo quali le Circoscrizioni.

Poi ci sono i grandi problemi di Milano, che tutti vogliono risolvere, affrontare, discutere, strologare senza sapere bene...

chi è Milano!

 

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