Al Sindaco
Ai Membri della Giunta
Ai Consiglieri Comunali di maggioranza

della Città di VIMERCATE

Ad elezioni avvenute ritengo doveroso, come cittadino, comunicare agli amministratori in carica le note allegate, pensate in occasione della recente campagna elettorale, per la quale tuttavia non si sono verificate condizioni per un impegno diretto e formale.
D' altra parte, trattandosi di osservazione talvolta critiche e "fuori dal coro", forse è bene siano esplicitate "ex post" ed a mente fredda. Naturalmente qualora fossero ritenute superflue e prive di interesse, pregherei di considerarle soltanto l' espressione di un civico diritto–dovere di testimonianza.
Augurando con l' occasione un proficuo lavoro in favore della nostra città, congruente con il pieno successo elettorale, invio i più cordiali saluti.

(Valentino Ballabio)

Vimercate, Giugno 2001



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Alcuni elementi per un programma amministrativo a Vimercate
(con qualche nota sul contesto politico e istituzionale)



POLITICA DEL TERRITORIO

La città di Vimercate vanta una pregevole identità civica e storica, un' importante realtà economica e sociale, significative potenzialità sul piano ambientale e culturale, e tuttavia oggi soffre a pieno titolo dei mali propri della metropoli: traffico e scomodità nella mobilità interna ed esterna, inquinamento dell' aria e dell' unico apprezzabile corso d' acqua di superficie, difficoltà a mantenere puliti le vie e gli spazi pubblici, ingombro delle stesse da parte della congerie delle auto in sosta, insicurezza e disagio vissute da crescenti porzioni della popolazione, residui di emarginazione sociale e nuove povertà.

Prevenire, limitare e – ove possibile – sanare tali "mali urbani" è il compito di un programma democratico e di riforma, cui sono chiamate le forze politiche orientate ai valori della solidarietà e della sostenibilità dello sviluppo.

In particolare una ricchezza di Vimercate è rappresentata dall' ampiezza del suo territorio, uno dei più vasti di tutta l' area nord della Provincia di Milano, per altro in buona parte ancora intatto e contiguo rispetto ad ampie fasce di terreno inedificato ancora presenti negli altri Comuni del "vimercatese".

Risulta pertanto prioritaria la necessità di salvaguardare tali spazi, e dunque una rigorosa inversione di tendenza rispetto al vigente modello di espansione degli insediamenti, sia residenziali che produttivi, a "macchia d' olio", che risultano poi esiziali non solo sotto l' aspetto del consumo di territorio, bensì soprattutto per l' irraggiungibilità dei mezzi di trasporto collettivo e la totale dipendenza dal mezzo individuale.

Naturalmente la salvaguardia implica vincoli e regole che hanno senso solo se condivise e valide per tutti. Purtroppo nella realtà sta accadendo esattamente il contrario (un esempio per tutti: la continua e insensata espansione nel territorio di Usmate Velate, per altro attorno ad una viabilità primaria del tutto aberrante).

Si ravvisa pertanto, in questa situazione, l' inadeguatezza dei singoli strumenti urbanistici comunali e la dannosa e colpevole mancanza di un Piano sovracomunale di coordinamento, per altro previsto dalla Legge 142 dell' (ormai lontano) 1990 e mai approntato, anzi mancato anche dalla maggioranza di centro sinistra che ha governato la Provincia del 1995 al 1999.

Per inciso, e per la verità, va detto che tale mancanza non ha solo origini nella errata valutazione e mancanza di volontà politica, bensì soprattutto nella debolezza istituzionale della Provincia in quanto Ente ibrido e surrettizio. Tuttavia tale anomalia istituzionale potrà essere finalmente sanata attuando la nuova disposizione costituzionale, approvata con soddisfatta enfasi dalla maggioranza parlamentare nelle ultime battute della appena trascorsa legislatura, che rovescia la gerarchia delle entità costitutive la Repubblica, sulla base di un rapporto sussidiario, e introduce le città metropolitane

Nel frattempo, tornando a Vimercate, è bene che la variante di piano regolatore in discussione attui unilateralmente una generale salvaguardia escludendo ogni destinazione d' uso comportante edificabilità in aree di espansione, con l' unica eventuale eccezione di piccoli comparti destinati ad edilizia pubblica sovvenzionata (e solo sovvenzionata). La variante di PRG si deve pertanto concentrare sulla riqualificazione, riuso e recupero dell' esistente, ponendo "la quantità al servizio della qualità", ovvero ammettendo eventuali incrementi volumetrici solo se finalizzati al miglioramento qualitativo di specifiche situazioni urbane problematiche.

Per altro la definizione dello strumento urbanistico a Vimercate non parte da zero, bensì da un grave vulnus inferto precisamente nella zona sud dell' abitato ovvero in un punto decisivo che incrocia la grande viabilità di attraversamento in direzione nord–sud ed est–ovest.

Tutta la vicenda del quartiere Torri Bianche dimostra emblematicamente i guasti e le aberrazioni che risultano da un disegno del territorio che anziché procedere dal generale al particolare (non a caso PRG significa Piano Regolatore Generale) procede all' inverso. Una volta scombinata la gerarchia degli interessi il "particulare" trionfa, compromettendo però tutto l' insieme. L' effetto estetico (dò scarp e ' na sciavàta) delle celebri torri mostra al mondo l' impatto sostanziale di tale insano insediamento, tale da richiedere di conseguenza una apposita bananina per aggirarlo, nonché il desolante risultato sul piano formale e legale (una poco onorevole sanatoria senza contropartite).

A parziale giustificazione del fenomeno Torri Bianche va tuttavia riconosciuto che lo stesso è anche, a sua volta, vittima della mancata pianificazione territoriale di vasta scala di cui si è sopra detto: tale vicissitudine è originata infatti dall' espansione smisurata del terziario negli anni ' 80 nella Milano "da bere", frutto della deregulation in voga nelle Giunte Tognoli e Pillitteri, che ha sballato questo settore del mercato immobiliare in tutta l' area metropolitana. A dimostrazione (ma valgono anche altri esempi: il mercato del lavoro, e lo stesso inquinamento atmosferico) che la realtà fisica, economica e sociale dell' area metropolitana è omogenea e non può essere artificiosamente "separata" da arbitrari e fittizi confini amministrativi, fossero pure provinciali.

A proposito della previsione della cosiddetta bananina, e per altri versi per la cosiddetta pedegronda, va fatta un' osservazione preliminare. La forte vocazione espansiva delle aree metropolitane, cui il vimercatese appartiene a tutti gli effetti, tende a trasformare la viabilità originariamente pensata come collegamento intercomunale, in occasione di insediamento e colonizzazione. Le aree agricole in un primo tempo attraversate dalle strade tendono inevitabilmente (basta avere pazienza) a mutare destinazione ed a trasformarsi in edificabili. A prescindere dalle considerazioni di natura morale sugli interessi in gioco, resta il fatto che le circonvallazioni, le tangenzialine, ecc. ma anche strade e superstrade di lunga gittata divengono il volano dell' espansione edilizia, sia pure differita nel tempo, a dispetto dei giuramenti espressi oggi (magari in buona fede) da parte dell' Amministratore in carica pro–tempore.

Ecco perché deve porsi il problema se, ai fini del minore e più tollerabile impatto ambientale, sia più dannosa una pedegronda autostradale, che corra isolata salvaguardando, relativamente, le aree circostanti piuttosto che aperta all' accesso dell' inevitabile attrazione commerciale.

Per quanto riguarda le bananine occorre infine avere il coraggio civico, purtroppo ancora unilaterale per le ragioni sopraddette, di smetterla di pensare di risolvere il problema dell' intasamento del traffico automobilistico spostandolo nel Comune attiguo. Questo naturalmente vale anche per Arcore relativamente alla possibile tangenzialina che sboccherebbe a Velasca.

Ponte di San Rocco, 1850 circa

PARCO DEL MOLGORA

Un' Amministrazione comunale progressiva e moderna deve intervenire sia sulle strutture materiali e territoriali, che – non meno importante –sulla percezione di sé e sulla cultura collettiva che la comunità locale esprime. Occorre, prima di agire con divieti e sanzioni, sviluppare il senso civico e di appartenenza per il quale il cittadino possa vivere il proprio territorio e il proprio prossimo positivamente, non come altro ed estraneo da sé. Sotto questo profilo hanno valore anche taluni gesti simbolici ed esemplari che l' Amministrazione comunale può compiere e comunicare.

L' obbiettivo è di superare la frattura che scinde radicalmente, e talvolta contrappone, ciò che viene vissuto come proprio (il proprio appartamento, la propria famiglia) da ciò che viene vissuto come anonimo e alieno. Ciò comporta, nei casi più estremi ma non isolati, ad esempio l' accanimento maniacale nelle pulizie domestiche e la contemporanea completa indifferenza per le degradanti sozzure giacenti ai bordi della strada, nel giardino pubblico, nelle sale di attesa delle stazioni o degli uffici pubblici. Qualcosa di simile accade anche nel rapporto fra "città" intesa come recinto urbanizzato, e "campagna" ovvero i terreni agricoli circostanti, ove da tempo sono cessate le cure, e talvolta le stesse coltivazioni, da parte dei contadini delle generazioni precedenti.

La campagna ed il bosco vengono considerati come la terra di nessuno dove espellere i rifiuti, relegati al degrado e abbandono che risultano inevitabile sottoprodotto del modo di vivere obbligato dal modello consumistico e feticistico dominante nella città. Avviene sempre più correntemente, in questo profondo nord e all' alba del terzo millennio, quello per cui i nostri nonni ironizzavano tanti anni fa, quando si favoleggiava che a Napoli i rifiuti venivano direttamente scaricati sulla strada dalla finestra!

In particolare i corsi d' acqua, linfa vitale dell' ambiente naturale, sono fatti bersaglio di inquinamento liquido (ogni week end, il Molgora viene regolarmente e impunemente ammorbato da una maleodorante sostanza simile a un solvente) e solido (rifiuti variegati rimescolati dalle piene). E tuttavia, a distanza di molti anni dalla costituzione del Parco del Molgora, non è accaduto niente. Neppure un tentativo di rendere percorribile (primo segnale per renderlo degno di attenzione e dunque meritevole di tornare vivibile) il corso del torrente.

E impossibile realizzare una pista ciclo–pedonale che abbia il significato, anche simbolico nei confronti dei potenziali inquinatori, che il Comune considera quel territorio come qualcosa di pregevole, non abbandonato e negletto e quindi implicitamente destinato a discarica abusiva? Qualcuno pensa che sia una fatica di Sisifo? Sbaglia. Perché piove sempre sul bagnato: il degrado attira il degrado, e viceversa. Così come il vandalismo si combatte non abbassando la guardia, bensì ingaggiando una lotta del tipo "chi la dura la vince".

Naturalmente il presunto Parco del Molgora deve mantenere la caratteristica di "parco agricolo", sopportando pertanto costi di esproprio limitati, ridotti alle aree ed ai percorsi strettamente necessari a renderlo accessibile e vivibile.


CENTRO STORICO E MONUMENTI

Un Amministrazione comunale dotata di capacità progettuale e non succube ai voleri emotivi e contingenti ed alle pigrizie corporative, deve indurre ed "educare" a comportamenti consoni e sinergici alla salute ed al benessere della città. Il centro della città (ma, nel loro piccolo, anche delle frazioni in particolare ad Oreno) è il cuore che va preservato da rischi e fattori di collasso. Il centro della città storicamente costruito per i pedoni e le carrette deve tornare ai pedoni ed ai ciclisti.

La viabilità ciclabile deve essere pensata come sistema, non come residuo della circolazione automobilistica, per altro – vista la tipologia delle autovetture in commercio – sempre più invadente e incompatibile. Le vie storiche e le piazze, e prima ancora i terraggi, devono essere pedonalizzate e servite al più da una navetta che colleghi i parcheggi periferici. Nella ben ristrutturata Via Garibaldi i posti macchina devono essere sostituiti da posti panchina. La mentalità di vivere, consumare, passare il tempo libero, spendere il proprio denaro "a piedi" in centro ne consegue quasi automaticamente, come hanno dimostrato le esperienze già realizzate in grandi e piccole città.

Percorsi protetti e frequentati potrebbero scoraggiare la cattiva abitudine di raggiungere strutture di prossimità (la scuola, il negozio, l' edicola, lo sportello pubblico) in automobile, magari con sosta e annessa chiacchierata e/o telefoninata a motore acceso.

Infine Vimercate possiede due gioielli storici e culturali che la caratterizzano nel profondo. Il ponte romano di San Rocco e la chiesa romanica di Santo Stefano, per altro ben conservati e restaurati. Ebbene l' uno è attraversato dalle macchine in doppio senso di circolazione (roba da far rigirare la Madonna per una seconda volta!) e l' altra ha la splendida facciata perennemente deturpata da 8 (otto) auto in sosta. Entrambi i problemi, soprattutto il secondo, sono risolvibili senza spesa e con due righe di ordinanza sindacale. E con un effetto di comunicazione più immediato ed efficace dei vari Vicus Mercati in carta patinata.