APPELLO PER LA BRIANZA METROPOLITANA


NO ALLA PROVINCIA DI MONZA
da evitare, perché la malattia è purtroppo vera ma il rimedio si riduce ad un illusorio ed inutile palliativo, che oscura la corretta diagnosi e propina un' inefficace terapia.
La causa della sofferenza della capacità di governo, che provoca ritardi ed omissioni in tema di mobilità delle persone e dei mezzi, salvaguardia ambientale, efficienza dei servizi, infrastrutturazione del territorio, risiede infatti nello squilibrato assetto istituzionale della vasta area metropolitana che unisce, attraverso una pressoché continua conurbazione, la Milano tradizionale con il suo Nord, compresa certamente la parte piana della Brianza.
Questa vasta ed intensa entità, per i problemi che sono fuori dalla possibilità di intervento dei Comuni, non è governata da alcuno se non, in modo improprio ed unilaterale, dal Comune di Milano, titolare – oltre che di un proprio ingente peso economico e politico – della partecipazione ad Aziende ed Enti che estendono la propria funzione ben oltre i confini amministrativi. Il Sindaco di Milano diviene pertanto di fatto "governatore" di tutto l' intorno pur essendo eletto dai soli residenti anagrafici, ovvero meno di un terzo della popolazione di tutta l' area.
Tale deficit di democrazia, insieme al giustificato fastidio verso l' ingombrante e prepotente vicino di casa, ha generato la risposta più istintiva ed emotiva: cercare di staccarsi, scappare, erigere una sia pur fittizia e virtuale barriera protettiva. Da qui l' istanza, purtroppo del tutto illusoria, di ritagliarsi un' ingannevole autonomia attraverso il più debole e spuntato degli strumenti: una nuova Provincia.
Se del caso sarà comunque la mano invisibile del mercato a farsi beffe di ogni artificioso steccato. Il mercato immobiliare ed il mercato del lavoro continueranno a tenere indissolubilmente legate Milano, Monza, Sesto San Giovanni & C , obbedendo soltanto ad una incontrollata legge del più forte.
Le indubbie specifiche caratteristiche produttive di un' imprenditoria brianzola operosa ed un po' ruspante richiedono semmai servizi decentrati e flessibili (possibili se si applicassero sul serio le Leggi Bassanini) non certo orpelli burocratici e prefettizi. Né si può ignorare che il nuovo centro metropolitano degli studi, della cultura e della ricerca, che sorge sulle aree ex Pirelli e Falck, assegna alla parte nord dell' Hinterland, un tempo frontiera, il ruolo di cerniera dell' integrazione sociale ed economica dell' intiera area.
Né può infine valere l' argomento della tutela della "identità culturale" della Brianza, in realtà da sempre poco omogenea (tra città e campagna, tra riva destra e sinistra del Lambro) ed oggi del tutto svanita. La migrazione residenziale di almeno 300.000 ex milanesi e l' omologazione linguistica e paesaggistica rendono del tutto residuale tale pittoresca reminescenza.

NO ALLA PROVINCIA DI MILANO
da abolire, perché non si giustifica un Ente elettivo relegato ad esercitare poche competenze settoriali, in gran parte (tranne la caccia e la pesca!) sovrapposte a quelle dei Comuni e delle loro forme associate; debole e subalterno rispetto allo strapotere del Capoluogo.
L' unica funzione importante assegnatale nel 1990 (il Piano Territoriale di coordinamento) risulta, a distanza di 12 anni, mancata: tanto da parte del centro–sinistra, che ha improvvidamente rinunciato, quanto del centro–destra, che ha approntato un piano finto ovvero, come si dice in meneghino, "di tolla".
E vero che la nuova Costituzione (Art. 114) annovera ancora le Province tra gli Enti costitutivi la Repubblica; ma esse vanno intese come enti generali di rappresentanza, inserite nella scala di sussidiarietà verticale tra i Comuni da una lato e le Regioni dall' altro, tuttavia in alternativa secca rispetto alle Città Metropolitane, che le sostituiscono in base ai principi di adeguatezza e differenziazione (Art. 118).

NO AL COMUNE DI MILANO
da suddividere in autonome Municipalità, per garantire anche ai milanesi residenti, soprattutto nelle periferie, il diritto ad eleggere Amministratori locali vicini e raggiungibili, con cui poter comunicare in riguardo agli specifici problemi di quartiere e di zona.
Verrebbero pertanto trasformate le attuali Circoscrizioni, che così come sono travalicano l' ordinamento costituzionale; ed inoltre perpetuano un' assurda anomalia: assemblee elettive senza esecutivo e senza bilancio (tranne che per le proprie spese di autoconservazione!) a dispetto della elementare triripartizione dei poteri che connota il moderno ordine democratico.
Il decentramento della macchina amministrativa inoltre adeguerebbe maggiormente a più evoluti criteri di flessibilità ed elasticità il funzionamento di quella che si configura come l' ultima pachidermica fabbrica "fordista" rimasta su territorio, rendendo meno burocratico e gerarchico il rapporto tra organi politici ed apparato tecnico e funzionale.
Infine il venir meno del gigante centrale (e centralistico!) eliminerebbe alla radice le cause del male oscuro che ha originato sia le spinte centrifughe che la rassegnazione a subire l' esistente da parte dei Comuni periferici.

SI ALLA CITTA(DINANZA) METROPOLITANA
unica titolare dei poteri e delle competenze strategiche per un territorio non minore dell' attuale Provincia di Milano, legittimata da un diritto di voto uguale al centro come alla periferia.
Sussidiare, semplificare, selezionare le istituzioni locali ed intermedie significherebbe non soltanto razionalizzare il funzionamento del motore della pubblica amministrazione, superando le remore dei conflitti di competenza, dei rimpalli di responsabilità, degli improbabili tavoli concertativi, applicando pertanto una buona ingegneria istituzionale. Significherebbe soprattutto restituire senso e contenuto a tutti i livelli elettivi; dunque salvare e sviluppare la democrazia ed i diritti politici fondamentali.
Significherebbe abbattere il "muro di Berlino" della cinta daziaria che dimezza i diritti dei cittadini–elettori, escludendo quelli esterni dalle decisioni strategiche e, reciprocamente, quelli interni dalla prossimità tra amministratori ed amministrati per affrontare meglio i problemi quotidiani.
Il principio socialista di corrispondenza delle sovrastrutture politiche ed istituzionali alle strutture sociali ed economiche si salderebbe per altro con il principio liberale che lega il voto alla tassazione, e dunque ad un bilancio.
Verrebbe infatti eliminata la doppia anomalia di organi del Palazzo Marino che detengono un bilancio pieno benchè eletti solo dai milanesi "di notte", escludendo i quasi più numerosi "pendolari" che sono attivi dentro ma risiedono fuori il confine anagrafico; e di organi del Palazzo Isimbardi che invece sono eletti a suffragio pieno per amministrare un bilancio pressoché irrilevante.
La rete istituzionale si conformerebbe finalmente alla realtà materiale, economica e sociale. La scala di sussidiarietà delle funzioni diverrebbe coerente con i vari livelli di esercizio del diritto di voto: municipale, metropolitano, regionale, statale, europeo.
"Pensare globalmente ed agire localmente" vincerebbe allora la subcultura dei "padroni in casa propria" che – escludendo ogni limite rispetto a regole e poteri sovraordinati – dà luogo nel piccolo all' abusivismo edilizio ed in grande alla deregulation di vasta area. Infatti – con le dovute proporzioni – il discorso vale anche per i Comuni ed i rispettivi strumenti di pianificazione urbanistica. L' autonomia comunale oggi pienamente acquisita necessita infatti di un' autoregolazione, di una "cessione di sovranità", che riservi ad un' autorità altrettanto legittimata dal voto popolare il compito di pianificare su larga maglia il territorio, governare nel suo insieme il sistema della mobilità e delle infrastrutture, compresi gli effetti indesiderati della congestione e dell' inquinamento, salvaguardare con rigore il verde ed i residui preziosi valori ambientali, coordinare le politiche di sicurezza e qualità della vita.

I CITTADINI–ELETTORI CHE CONDIVIDONO IL PRESENTE APPELLO SONO DUNQUE INVITATI A RICERCARE, ATTRAVERSO IL LIBERO CONFRONTO, UN AMPIO CONSENSO, ED A SOSTENERE LE COERENTI INIZIATIVE LEGISLATIVE DI ATTUAZIONE COSTITUZIONALE:

        – D d L n. 1410 "NORME SPECIALI PER LA CITTA' DI MILANO"
        (PRIMO FIRMATARIO SEN. PIZZINATO),

        – D d L n. 1567 "NORME PER L' ISTITUZIONE DELLE CITTA' METROPOLITANE"
        (PRIMO FIRMATARIO SEN. DEL PENNINO), (*)

RICHIEDENDONE ALLA PRESIDENZA DEL SENATO LA RAPIDA DISCUSSIONE ED APPROVAZIONE.



Brianza Metropolitana, Novembre 2002


(*) testi disponibili su: www.associazionealsole.it