Le giunte di sinistra 1980-85, continuità e mutamenti

L'esperienza politico-amministrativa in un medio comune dell'hinterland,
originale e rappresentativa delle condizioni e contraddizioni politiche dell'epoca.


La "giunta anomala" di Cologno monzese non fu né la prima né l'unica tra quelle nate controcorrente negli anni '8o, ma probabilmente la più anomala di tutte. Infatti il partito socialista che lì passò all'opposizione aveva superato, nelle elezioni amministrative dell'85, il 34% dei voti, contando 14 consiglieri su 40 in Consiglio comunale. Ma la singolarità, oltre che quantitativa, era propriamente qualitativa: infatti fin dalle elezioni precedenti del 1881 i socialisti di Cologno sperimentarono il prototipo di quella che sarebbe stata definita la "mutazione genetica" del campo craxiano. Ad esempio: contro la regola, non scritte ma sempre adottata da tutti i partiti di anteporre nelle liste elettorali una "testa di lista" comprendente i principali eleggibili, il PSI ne confezionò una con la quaterna di testa composta da nomi che iniziavano per A ma non c'entravano niente. Poi l'ordine alfabetico e la caccia alle preferenze scatenata anche mediante una spietata concorrenza "interna" tra i candidati! Il risultato fu una clamorosa vittoria (già oltre il 30%) e la costituzione di una miniera di preferenze a disposizione degli esponenti provinciali e nazionali per tutte le possibili elezioni sovra-comunali, nonché per i giochi congressuali.

Da qui una mutazione radicale del modo usuale di concepire e praticare l'attività politica, fondato su tre "linee di condotta". Primo: il clientelismo scientifico. Da pratica occasionale e particolare, la mediazione politica di tutti i normali diritti viene eretta a sistema, costruendo una rete di rapporti capillare e pervasiva. Dall'assegnazione della casa popolare fino al semplice rilascio del certificato di residenza, il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione viene intercettato da un attivista di tipo nuovo, motivato e preparato allo scambio favore contro voto. Secondo: l'intervento massiccio del denaro nella pratica politica. Da strumento di esercizio democratico (manifesti, affitto sedi, ecc.) il finanziamento della politica diventa organico e investe quasi tutte le attività economiche, a cominciare da edilizia e lavori pubblici. Denaro e potere si accoppiano in maniera indissolubile. Ma questa certamente è storia più vasta, esplosa con evidenza nel decennio successivo! Terzo: l'anticomunismo viscerale. Si ricorda che Enrico Berlinguer venne fischiato al congresso socialista di Verona, nel 1984, col malcelato sogghigno di Bettino Craxi. Ebbene gli zelanti fischiatori non erano socialisti qualsiasi, ma per lo più truppe cammellate colognesi!

La strategia adottata era tuttavia quella universalmente imposta dal PSI, nota come "opzione tra i due forni". Ovviamente anche a Cologno. Dal 1981 all'85 maggioranza PSI-PCI con sindaco Ciccio Giallombardo (da Borgetto, Sicilia occidentale), personaggio controverso ma non privo di tratti di saggezza levantina, e vice il sottoscritto (inviato dall'esterno, come spesso di usava allora per i funzionari di partito). La giunta non ha tuttavia vita facile causa la conflittualità interna allo stesso gruppo del PSI. Una delle ragioni, effetto delle pratiche prima descritte, fu infatti la "balcanizzazione" del partito, scomposto in clan familiari, compaesani e regionali. In particolare l'insorgenza della componente pugliese (22.000 originari contro 20.000 siciliani su 53.000 abitanti) portò, con le elezioni del 1985, a mutare gli equilibri.

Intanto cambio di forno (il CAF aveva imposto il pentapartito ovunque) con maggioranza PSI-DC e sindaco Raffaele Cantalupo ovviamente socialista, ma originario dell'intermedia Agropoli! Dura un anno più sei mesi di crisi. Nuovo cambio di forno nel successivo 1986: stesso sindaco ed il sottoscritto come vice. Dura un altro anno più sei mesi di crisi. Si arriva alla fine del 1987, con l'ingovernabilità dol Comune dimostrata e conclamata. Che si fa?

La DC viveva una condizione minoritaria, però sostanzialmente legata alle parrocchie. Il vecchio ma lucido parroco, don Carlo Testa, aveva intuito la situazione per altro sotto l'ala del Cardinale Martini, che nel frattempo aveva istituito la "cattedra dei non credenti" e promosso le iniziative "farsi prossimo" sul territorio della Diocesi. Partecipai a quella colognese, citando Marx e San Paolo, tanto per rompere il ghiaccio.

La decisione finale spettava tuttavia al PCI. Nella base, così come in parte della società civile più sana e consapevole, l'alternativa era matura ma sorse un ostacolo non indifferente. Ottenere il consenso della "Federazione" come si diceva allora! In particolare del Segretario della Federazione Luigi Corbani, che - ironia della sorte - era proprio allora diventato vice-sindaco di Pillieri, grazie al ribaltone milanese. Evidentemente i due forni erano attivi anche lì! Corbani non si limitò a prendere posizione pubblica contraria, e fin qui si potrebbe capire, ma convocò la segreteria cittadina di Cologno in via Volturno riservandoci un'aspra e minacciosa predica avverso il possibile "tradimento" dell'alleato socialista!

Tuttavia esisteva ancora il PCI ed il "centralismo democratico" che qualche volta funzionava nel senso del democratico! Convocammo l'assemblea degli iscritti. Per la "federazione" partecipò Marco Fumagalli, da poco entrato in segreteria provinciale in minoranza rispetto alla maggioranza migliorista. Buon segno! Svolsi io la relazione, ribaltando la "teoria dei due forni" citando l'apologo dell'asino di Buridano che per l'ingordigia di accaparrarsi entrambi i mucchi di fieno patì la fame. Fumagalli abbozzò nelle conclusioni. L'assemblea approvò la proposta di una maggioranza PCI-DC-laici, con sindaco comunista per la prima volta dal 1945, quasi all'unanimità (tranne due voti tra cui il mio amico e compagno colognese Guido Galardi).

Eletto sindaco il sottoscritto il 21 gennaio 1988 con l'inedita maggioranza consiliare, scattò l'anatema furibondo di Bettino Craxi in persona (cui si deve l'autorevole conio dell'aggettivo "anomala") ed una feroce opposizione politica, pseudo-sindacale e mediatica (in particolare del quotidiano "Il giorno"). Ma contro tutte le avverse previsioni la stessa maggioranza sarebbe incredibilmente durata sette anni e mezzo (ed anche oltre, ma poi con l'elezione diretta sarebbe stata un'altra storia). Con due effetti paradossali. Primo: tutta la classe politica colognese non fu toccata da "mani pulite". Secondo: da Cologno avrei visto cadere quasi tutti i colleghi delle giunte normali (quella di Milano due volte, prima Pillitteri, poi Borghini), alcuni con i carabinieri altri per diverse ragioni (quello di Cinisello purtroppo morto, quello di Rozzano scappato). Tralascio le questioni amministrative: opere pubbliche concluse, bilancio risanato, PRG approvato, apparato ripulito (condannato in Cassazione a sei anni per concussione solo l'ingegnere capo da me denunciato alla procura di Monza nel '90, ben prima della vicenda del "mariolo" del Trivulzio!).

Concludo con un epilogo personale: il sottoscritto nel 1995, pur eletto in consiglio provinciale, fu da un lato privato di prospettive politiche (cosa inspiegabile per i colognesi increduli, ma la spiegazione sarebbe arrivata da lì a poco con l'ascesa del collega al di là del Lambro, Filippo Penati). Dall'altro lato fu auto-emarginato, non avendo condiviso le tesi del Congresso bulgaro del 1996, tra la "questione morale" ridotta a tre righe e la teoria delle "due sinistre" di D'Alema e Bertinotti. Come "cane sciolto" si sarebbe battuto nel ventennio successivo per la questione metropolitana (prima con Anna Celadin, poi con Beppe Boatti, Ugo Targetti e Giuseppe Natale, infine con un centinaio di articoli pubblicati da Arcipelagomilano), perdendo tuttavia su tutti i fronti: dalla provincia di Monza alla legge Delrio.

Infine l'epilogo per Cologno Monzese. Un quarto di secolo dopo il citato Raffaele Cantalupo, messo allora per tempo all'opposizione e salvato dalle grinfie di Mani pulite, viene recuperato come Vice-sindaco di una giunta a guida PD, ed ovviamente arrestato in flagrante con la tangente in mano! Nel 2015 a Cologno viene pertanto eletto un sindaco della Lega, che nel 2020 viene rieletto addirittura al primo turno! Dice "le dure repliche della storia": ecco!

Valentino Ballabio
2 Luglio 2021