ETICA E POLITICA: QUALE RAPPORTO?

Sulla "questione morale" si è accesa un’intensa discussione negli scorsi mesi estivi. In particolare alcuni articoli di Mario Pirani su La Repubblica hanno mostrato l’ampiezza e la portata della questione (a partire dalle micro–faccende delle carriere dei medici, passando per medie–polemiche sui costi della politica, sino alla macro–vicenda delle scalate alle banche).
Il dibattito si è poi interrotto, per carità di patria, lasciando però in sospeso la domanda lucidamente posta da Pirani allo schieramento dell’Unione: la questione morale è tuttora questione politica?
Chi, come me, si ritiene "berlingueriano non pentito", non avrebbe dubbi a rispondere di si. Infatti i concetti di "senso dello Stato" e di "interesse collettivo", irrinunciabili per guidare una processo politico democratico e di (centro)sinistra risultano deboli e offuscati se si prescinde da categorie del pensiero forte. Vengono allora in soccorso le lungimiranti intuizioni circa la "etica laica" di Piero Gobetti e lo "spirito pubblico" di Antonio Gramsci (per il quale inoltre il "moderno principe" è "banditore della riforma intellettuale e morale").
I che non significa disconoscere il valore dell’autonomia della politica, che deve giustamente rifuggire l’appiattimento sulla morale, o addirittura sulla religione. Altrimenti cadiamo nello "Stato etico" o persino nello "Stato teologico" che purtroppo trova (dagli USA a casa nostra!) ferventi sostenitori.
Viviamo giustamente nella patria di Machiavelli che per primo riconobbe le ragioni proprie della politica, distinte dalle false coperture moralistiche. Tuttavia i mezzi spregiudicati (il Principe deve "simulare e dissimulare", “usare la golpe ed il lione”, ecc.) sono messi a servizio di un fine eticamente valido ("il bene dello Stato") non del potere fine a se stesso (a differenza di Guicciardini, teorico dello scetticismo opportunista nonché dell’indifferenza gastronomica tra “Franza e Spagna”!).
Altrimenti il primato assoluto della politica, il "totus politicus" di stampo giacobino, porta alla distorsione uguale e contraria: la convinzione che il potere politico possa prevaricare giustizia, garanzie, regole, anche in democrazia mediante la cosiddetta "dittatura della maggioranza", di cui il governo attuale ed il suo capo hanno mostrato di abusare ampiamente.
Invece vale la lezione di Norberto Bobbio che, sulla scorta di Benedetto Croce, riconosce un rapporto di autonomia senza separazione, di reciproca feconda influenza tra etica e politica. No allo Stato etico che le identifica ed insieme no alla "cieca prassi" del potere che le estranea. Si alla "etica pubblica" ovvero alla politica orientata dai valori e dai principi costituzionali, non sottomessa al sistema di potere ed all’intreccio con gli affari.
(…)
Passando alla vicenda politica attuale occorre allora riflettere sulle occasioni mancate (da "mani pulite" del 1992–94 ai "girotondi" del 2001–02) e rispondere alla domanda di legalità e giustizia che viene dalla parte sana del Paese, anche per corrispondere a standard compatibili con l’appartenenza – non solo monetaria – all’Unione Europea..

Valentino Ballabio, , intervento al Convegno di "Dialoghi Necessari" (sintesi). Milano, Sala Di Vittorio della Camera del Lavoro, 21/10/2005.


Niccolò Machiavelli (1469 – 1527)