PER AMMINISTRARE COLOGNO MONZESE
OLTRE LA SOGLIA DEL 2000:


METTERE A FRUTTO IL VASTO PATRIMONIO DI COSE REALIZZATE E DI ESPERIENZE CONSOLIDATE, E INSIEME PORRE GRANDE ATTENZIONE AL NUOVO ED AL CAMBIAMENTO IN ATTO.

Si potrebbe cercare di riassumere così il "senso" di un programma amministrativo che incontri – accanto alla volontà politica delle forze dell' Ulivo e del Centro–Sinistra – le attese e le speranze dei cittadini, e possa dunque orientare l' azione e la prospettiva del Consiglio Comunale e del Sindaco che verranno eletti nel Giugno del 1999.

Senza trionfalismo, pur con tutta la cautela ed il realismo dovuti, si ritiene infatti oggettivo ed incontrovertibile esprimere un giudizio positivo sull' evoluzione della Città e della sua Amministrazione Comunale nell' ultimo decennio

Oggi Cologno Monzese può vantare una condizione complessivamente migliore rispetto alle periferie milanesi e del tutto competitiva con le tradizionali "isole felici" della Provincia.

Il risanamento a suo tempo perseguito (del bilancio, della struttura comunale, del modo di amministrare, dei valori guida degli amministratori) ha reso oggi più normale il rapporto della città con la sua Amministrazione pubblica, e ridotto a livello fisiologico le insoddisfazioni tuttora irrisolte e gli aspetti problematici che ancora permangono.

Questa constatazione consente di affrontare il futuro con piena consapevolezza delle difficoltà, ma senza affanno e senza sconforto.

L' esperienza "storica" dimostra che Cologno ha saputo in passato e può nel presente affrontare i propri problemi. La sua composizione sociale e la sua origine multi–regionale, ormai pienamente integrata, forniscono gli strumenti per reggere la sfida odierna un po' meglio sia rispetto alla megalopoli milanese, indistinta e in crisi di identità, sia rispetto ad una Brianza in preda alla tentazione di separarsi e di chiudersi in se stessa.

Tuttavia riflettere sul cammino percorso, valorizzare le cose fatte e gli ostacoli superati, non deve in alcun modo far adagiare sugli allori, non deve far abbassare la guardia di fronte alle novità che rapidamente attraversano la nostra vita e la nostra società.

La prima sfida consiste nell' attrezzare sempre più il Comune alla flessibilità ed alla sintonia con la normale percezione e quotidiana esperienza dei cittadini. Lo strumento offerto dalle Leggi "Bassanini" (mediante la semplificazione amministrativa, la responsabilizzazione dell' apparato, l' orientamento al risultato) non deve rimanere sulla carta. Bisogna infatti essere consapevoli che la riforma della Pubblica Amministrazione (una delle più brillanti realizzazioni del Governo Prodi) pur essendo divenuta legge dello Stato non si attuerà automaticamente se non sarà accompagnata da un processo culturale e da un cambiamento di mentalità che coinvolga non solo i funzionari e i dipendenti pubblici, ma pure gli stessi organi elettivi e gli stessi esponenti politici.

La distinzione dei ruoli dei tecnici e dei politici implica infatti che i primi siano in grado di svolgere in modo produttivo ed efficace tutti i compiti di gestione, di realizzare gli obbiettivi e di eseguire i programmi; mentre i secondi dovranno formulare gli indirizzi, predisporre i programmi e controllare i risultati: dovranno ovvero svolgere una funzione più limitata dal punto di vista quantitativo ma più elevata e impegnativa sotto il profilo qualitativo.

Questa novità dovrebbe, se compresa e messa in atto davvero, comportare anche una riqualificazione del modo di pensare la politica e di fare politica, vale a dire una funzione indispensabile e basilare per la democrazia che però – come è noto – non attraversa oggi un momento particolarmente felice e purtroppo registra frequenti episodi di disaffezione e crisi.

Un secondo elemento di consapevolezza che deve segnare la fase presente risiede nella convinzione che l' autonomia comunale rappresenta sì un bene prezioso ed un valore da difendere, una condizione preliminare e necessaria, che tuttavia non è più di per sé sufficiente.

La nuova realtà della "globalizzazione", della disposizione "in rete" dei soggetti istituzionali e e socio–economici reclama un bisogno di comunicazione, di relazioni con l' esterno e di politiche sovracomunali.

Gran parte dei problemi emergenti, in particolare in campo ambientale ( sia sul versante traffico–mobilità, che su versante inquinamento–rifiuti), come nel campo dell' integrazione degli immigrati oppure della sicurezza dei cittadini non trovano più la chiave della loro soluzione all' interno (o soltanto all' interno) dei confini comunali.

Le relazioni esterne dei Comuni, sia verticali (verso la Provincia, la Regione, lo Stato ed oggi anche la comunità europea) sia orizzontali (dei Comuni tra di loro), divengono sempre più importanti e fondamentali ai fini della pratica soluzione di tanti numerosi e seri problemi..

L' esigenza di un reale ed efficace coordinamento, che non sacrifichi in alcun modo i margini di autonomia locale, bensì che sia costruito proprio a partire dal basso ovvero dall' autogoverno comunale, è sempre più sentito per superare le vecchie e persistenti situazioni di confusione, conflitti di competenze, rimpalli di responsabilità fra Enti diversi, che spesso – anziché cooperare – si ostacolano e paralizzano a vicenda.

La prima legge Bassanini fornisce peraltro, mediante l' enunciazione del principio di sussidiarietà, una guida straordinariamente lucida e semplice per chiarire "chi deve fare che cosa" non solo dentro le Amministrazioni, ma anche degli Enti pubblici tra di loro, a partire dal Comune risalendo via via verso le Istituzioni più vaste e complesse.

Se infatti analizziamo la realtà circostante ed il contesto nel quale è collocato oggi Cologno Monzese possiamo facilmente valutare gli scostamenti rispetto ad un ideale modello della sussidiarietà, e proporre pertanto agli altri soggetti istituzionali coinvolti i necessari adeguamenti e le opportune "riforme" di comune interesse.

Questa analisi ci porta a riflettere su un terzo punto di vista politico e programmatico.

Cologno infatti, insieme ad altri importanti Comuni situati nella fascia nord di quello che (con un termine ormai superato) veniva definito un tempo "hinterland milanese", a seguito dell' espansione proprio verso nord della metropoli, si viene ora a trovare in una posizione di nuova centralità.

L' espulsione massiccia di residenza e di attività produttive all' esterno dei confini cittadini di Milano è avvenuta infatti negli ultimi 15 anni prevalentemente in questa direzione; mentre verso sud si è conservata di fatto un' ampia fascia ancora verde (parco agricolo sud).

Un unica conurbazione ha pertanto sostanzialmente unito Milano con Monza e la Brianza, ponendo potenzialmente Sesto, Cinisello ed anche Cologno Monzese nella posizione privilegiata di cerniera, qualora la vasta area metropolitana che si è formata accettasse di darsi un' organizzazione policentrica ed un governo fondato sulla pari dignità nella distribuzione delle funzioni tra centro e periferia.

Per ottenere tale risultato occorre però rimuovere pesanti e ingombranti ostacoli, che risiedono nell' inerzia di centri di potere politico e burocratico spesso adagiati sull' esistente e timorosi di ogni pur necessario cambiamento.

Il punto di partenza, sul modello anche di quanto è avvenuto da tempo in altre metropoli europee, risiede nel fatto che il Comune Capoluogo si suddivida in municipalità più ridotte e metta invece "in comune" con il resto dell' area (circa il territorio dell' attuale Provincia) il potere di esercitare le funzioni strategiche nell' ambito di un' unica autorità metropolitana (provocando una fusione con l' attuale Provincia).

Questo da un lato sarebbe utilissimo per affrontare meglio i problemi di Milano e segnatamente delle sua periferie, dall' altro indurrebbe una parificazione dei diritti dei cittadini metropolitani, due terzi dei quali oggi spesso lavorano, studiano, vivono il tempo libero a Milano, ma non votano il relativo Sindaco, il quale però altrettanto spesso – in veste di improprio "Governatore" – agisce e dispone anche in nome e per conto loro.

Tale ricollocazione dei diritti di cittadinanza metropolitana inoltre farebbe venir meno ogni ragione a sostegno delle ipotesi secessioniste di Monza e della Brianza tese a ritagliare una nuova Provincia.

La scomposizione di un vicino tanto invadente infatti, insieme alla possibilità di partecipare a pieno titolo al governo metropolitano, eliminerebbero alla radice le cause profonde della sindrome separatista che ha colpito anche questa parte del "nord" (con effetti patologici: il desiderio di dar vita ad una nuova Provincia quando è aperta la discussione sull' opportunità di mantenere quelle esistenti!)

Ipotesi quest' ultima peraltro assai pericolosa per il nostro Comune che, in questo caso, si ritroverebbe ristretto fra due confini: un iper Comune dal lato del Metallino ed una nuova Provincia dalla parte del Bettolino, relegando così Cologno (ma anche Sesto e Cinisello) in una posizione di scomodo isolamento.

Questa premessa di carattere politico generale, riguardante la natura del Comune oggi e del contesto istituzionale nel quale si trova ad operare, può fornire qualche utile riflessione prima di s affrontare i tradizionali capitoli di programma amministrativo.