In memoria di Don Carlo Testa



Ricordo Don Carlo alla fine degli anni 80, già vecchio ma nient' affatto curvo sotto il peso degli anni e delle vicissitudini attraversate insieme a Cologno Monzese nel corso di mezzo secolo. Al contrario la sua figura stessa richiamava alla rettitudine ed alla linearità, però senza l' aggravio di alcuna severità. L' immagine che ci ha lasciato è infatti temperata da un perenne sorriso benevolo e saggio, paterno e gioviale che ricordava la bonarietà e l' arguzia dei nostri nonni contadini.

In quell' epoca Cologno risentiva fortemente della risacca della grande ondata immigratoria dei due decenni precedenti, e andava cercando, per quanto in modo irruento e spesso scomposto, una propria fisionomia e identità. Tutti gli anni 80 erano trascorsi nel riflesso della vicina "Milano da bere", ormai raggiungibile con la veloce metropolitana, che offriva il modello vincente, individualista, rampante, competitivo, amorale. Il vecchio tram giallo era stato dismesso insieme alle più importanti fabbriche, lasciando alle spalle la cultura della solidarietà e della collettività che era stata dei contadini, degli operai, degli immigrati della prima generazione.

Ebbene in quella situazione, che oggi possiamo riconoscere come uno snodo cruciale della nostra storia, il Cardinale Martini aveva promosso una campagna controcorrente, intitolata "farsi prossimo", che – nel nome dello spirito ma con un occhio attento rivolto alla società ed alle sue istituzioni – richiamava a valori e principi alternativi rispetto alla moda ed alla prassi corrente. Farsi prossimo significava mettere in discussione le barriere che separano, allontanano, discriminano, isolano. Significava recuperare affinità, capacità di comprensione e di intesa, possibilità di collaborazione per un bene comune.

L' incontro vero con Don Carlo, da parte mia, avvenne soprattutto in quella circostanza, quando fui invitato a portare all' incontro colognese di Farsi prossimo il contributo di un non credente, di un esponente di una cultura e di una parte politica avversa, in un' epoca in cui le ideologie avevano ancora un peso ed un significato. Ebbene fu attorno ad un passo di una lettera di San Paolo, che affermava che i cristiani non si ritengono privilegiati ed "eletti" rispetto a tutti gli altri uomini, che trovai l' analogia con un analogo passo di un assai più recente, ma altrettanto noto, manifesto che sosteneva che i comunisti non hanno interessi distinti dai proletari nel loro insieme. Oggi questo linguaggio può far sorridere, ma appartiene pienamente alla nostra storia, che ritengo sbagliato dimenticare e rimuovere.

Da questo incontro trovò incoraggiamento l' esigenza di voltare pagina, di superare una falsa normalità che era stata imposta alla politica ed all' Amministrazione pubblica, di aprire una parentesi di rinnovamento civico ed etico che, a Cologno, non ostante tutto è ancora aperta, malgrado le fasi contraddittorie e confuse che sono susseguite nella vicenda politica del Paese a livello più generale.

La scomparsa di Don Carlo costringe pertanto tutti a riflettere su Cologno Monzese, sul suo passato che egli ha attraversato con fede e coraggio, sul suo futuro che egli ancora oggi ci indica con speranza e lungimiranza.

Valentino Ballabio
Marzo 2001