Presentazione di Giuseppe Boatti

CITTA' INFINITA O AREA METROPOLITANA NELLA REGIONE POLICENTRICA?

Il CONTINUO URBANIZZATO (l’immagine rappresenta la Lombardia da satellite)

Il DISCONTINUO FUNZIONALE (l' immagine rappresenta i flussi giornalieri di persone)

L’immagine rappresenta il risultato del calcolo dei sistemi urbani sulla base dell’autocontenimento dei flussi quotidiani di persone. Il sistema urbano (o, per usare la terminologia corrente, l’area metropolitana milanese) evidenziata conta 4.789.000 abitanti; circa il 45 % degli attivi lascia quotidianamente il proprio comune di residenza, restando però, nel 95% circa dei casi, all’interno del confine del sistema.

La REGIONE POLICENTRICA: intorno all’area metropolitana milanese, le aree diversamente colorate costituiscono gli altri sistemi urbani della regione. Tra di essi i più grandi sono Brescia e Bergamo (rispettivamente con 856.000 e 786.000 abitanti).

DUNQUE: AREA METROPOLITANA E REGIONE POLICENTRICA.

 

 

Relazione conclusiva di Ugo Targetti


L’istituzione della città metropolitana, prevista dalla Costituzione, non è un semplice atto di razionalizzazione dell’ amministrazione pubblica: è una riforma che deve essere sostenuta da una straordinaria spinta etica; richiede cioè un cambiamento della morale pubblica ovvero un atteggiamento di responsabilità diffuso che riguarda il singolo cittadino come l’intera classe dirigente, tale per cui ciascuno deve assumersi la responsabilità dell’interesse collettivo.
Ma per far sì che rinascano sentimenti e comportamenti di tale natura bisogna che siano posti obbiettivi politici chiari, di lungo respiro, per i quali valga la pena spendersi e che impediscano che la vita politica si immiserisca nella pratica quotidiana della gestione del potere.
La questione delle città metropolitane è un problema nazionale, non solo delle singole regioni e in particolare lo è l’area metropolitana di Milano: un’ emergenza ambientale ed economica allo stesso tempo, per l’intero Paese.
Il centro destra ha delineato il proprio profilo riformista (o se si vuole controriformista) in generale per il governo del territorio e in particolare per la questione delle città metropolitane: lo hanno fatto la maggioranza parlamentare ed il Governo con la proposta di nuova legge urbanistica e con il DLGS per la costituzione delle città metropolitane, secondo il quale, coerentemente all’ impostazione politica della destra, è il capoluogo, cioè il potere più forte, a promuoverle. Lo ha fatto la regione Lombardia, con la nuova legge urbanistica regionale che avvilisce il livello intermedio di governo, ignora il grande nodo della città metropolitana di Milano e assegna di fatto ai privati il ruolo preminente nella gestione della città. Lo ha fatto a Milano, il sindaco che ha mortificato il ruolo delle istituzioni del decentramento, ha impedito ogni tentativo di governo metropolitano e ha delegato ai privati il disegno della città.
Per contro il centrosinistra, in particolare in Lombardia e a Milano, deve ancora darsi un profilo riformista chiaro e alternativo: incertezze sulla legge urbanistica, dubbi e reticenze sulla questione metropolitana, mancanza di una strategia di governo del territorio ampia e condivisa, hanno fatto sì che, in questi anni, esso abbia subito l’iniziativa avversaria più che aver proposto la "sua riforma".
Il progetto di città metropolitana che ha proposto il Comitato costituisce una chiara e alternativa riforma di governo del territorio e una proposta politica che riguarda l’intera società lombarda e milanese.
Il dibattito sulla città metropolitana è iniziato (o meglio ripreso) quindici anni fa con la legge 142 del 1990: nel 2001 la riforma della Costituzione, votata dal centro sinistra, ha introdotto la città metropolitana nell’ordinamento dello Stato. In questi anni si sono profilati due modelli teorici: la città metropolitana come amministrazione che governa un territorio definito ed è eletta dai cittadini che vi risiedono e sostituisce pertanto il comune capoluogo e la provincia e il modello della "governance metropolitana" a geometria variabile in funzione dei campi di intervento.
La nostra proposta si riferisce al primo modello: lo Statuto definisce in modo inequivocabile la natura dell’istituzione, il compito centrale che è il governo del territorio e la ripartizione delle competenze tra la città metropolitana e le altre amministrazioni; lo statuto definisce quindi, ancora in modo inequivocabile, i poteri e le responsabilità degli amministratori eletti. Il modello appare tradizionale o se si vuole meno innovativo: in realtà risponde all’ impostazione politica fondamentale della Comunità europea: la città metropolitana, in nome della collettività, governa e organizza la struttura materiale del territorio: l’ ambiente, gli insediamenti civili e delle attività economiche, la rete fisica delle infrastrutture. Potremmo dire che la città metropolitana organizza l’hardware del sistema. Le amministrazioni locali, la società e il mercato controllano invece il software: i servizi, le funzioni, le relazioni e l’economia, secondo il principio di sussidiarietà.
L’altro modello, quello a geometria variabile è indefinito o almeno ancora nessuno lo ha formulato compiutamente; non si sa chi elegge chi e chi rappresenta chi. Ma è la concezione di fondo delle competenze che è confusa. Per quanto si possa capire l’istituzione dovrebbe sviluppare la "governance", che non è governo, nei confronti di attività proprie sia dell’amministrazione pubblica, sia dell’economia, delle organizzazioni di categoria e sociali, lasciando però inalterati gli attuali centri di potere reale e consistente, come il capoluogo o le grandi aziende che realizzano e gestiscono le infrastrutture, in totale autonomia. Rischia di essere un modello molto simile alla prassi attuale secondo la quale, per esempio, il capoluogo decide la struttura del trasporto pubblico per tutta l’area metropolitana e le Camere di commercio si occupano più di autostrade che di innovazione e ricerca.
Nella prossima primavera ci saranno le elezioni politiche e amministrative per Milano. Il centro sinistra presenta alle elezioni primarie cinque candidati sindaci per Milano: il Comitato ha promosso il confronto tra i candidati sul tema della città metropolitana che ritiene centrale per una strategia politica chiara e alternativa, alla quale riferire l’insieme organico delle proposte programmatiche, nella speranza che la questione, data la rilevanza nazionale, trovi, in campagna elettorale una proposta politica convergente a livello nazionale e locale. Il tema è nel programma elettorale formulato dal Cantiere dell’Unione: la nostra viva speranza è che tutti i candidati lo facciano proprio e lo sostengano in futuro, indipendentemente dall’esito delle primarie e delle elezioni.