Sesto e Monza: estendere a nord la svolta milanese
(pubblicato l'8 Febbraio 2012)


Qualora un marziano dovesse atterrare al campo volo di Bresso e chiedere informazioni sui dintorni si sentirebbe rispondere che lì c'è Nova Milanese in provincia di Monza e là Cologno Monzese in provincia di Milano: quanto basta per fuggire a razzo da questa strana ed incongruente terra. A presidiare il più improbabile dei confini restano invece i due centri più importanti, ovviamente dopo il capoluogo, di tutta l'area metropolitana - Monza e Sesto - entrambi con i rispettivi candidati impegnati nella sfida elettorale di primavera. Le due città, a loro volta confinanti ma con storie assai diverse alle spalle (in comune hanno il Santo patrono Giovanni Battista ed il Procuratore dottor Walter Mapelli), dovranno infatti dare prova, ciascuna a suo modo, di capacità di cambiamento, si spera sull'onda della straordinaria vittoria milanese di Pisapia.

Se infatti la prima dovrà, come di regola, cercare di ribaltare il centro-destra al governo, la seconda avrà da recuperare la nota e spiacevole situazione causata da quello che purtroppo risulta più che un infortunio giudiziario. Tra i due blasonati comuni inoltre si erge la neonata provincia (ma ha già tre anni, dovrebbe ormai saper camminare!) della quale - nelle more dell'altalenante dibattito sul destino dell'istituzione medesima - si impone un primo bilancio. Infatti, al di là del decentramento degli uffici statali e parastatali, in parte preesistente ed in parte comunque possibile in base alle leggi Bassanini che ne hanno resa flessibile l'organizzazione, resta da stabilire quali vantaggi siano derivati ai cittadini monzasco-brianzoli dall'ente targato MB, al netto dei costi politico-burocratici aggiuntivi.

Il perdurante scoordinamento tra i comuni e l'inerzia dell'una e impotenza dell'altra provincia riguardo le ricorrenti emergenze da inquinamento atmosferico hanno ancora una volta dimostrato la debolezza decisionale di un sistema locale privo di un autentico governo metropolitano, nonché la ritirata di Milano dentro la ridotta dell'Area C, estrema trincea rispetto una congestione ben più estesa e copiosa. Per non parlare di politiche del territorio, di trasporto pubblico, di verde e sistema idrogeologico, di infrastrutture che necessiterebbero visione unitaria e coordinamento sovra-comunale, superando chiusure municipaliste e fobie leghiste.

E' allora possibile pensare una strategia coerente per il nord Milano, possibilmente guidata dalle forze democratiche e progressiste che si candidano nelle citate elezioni comunali? Compiere la svolta politica che chiuda finalmente l'epoca berlusco-bossiana e apra una prospettiva evoluta ed europea? Quest'area risulta infatti cruciale al fine di creare (o meglio di ricreare) una sinergia positiva che restituisca vivibilità e competitività al sistema metropolitano, a sua volta centrale per una ripresa nel quadro della crisi complessiva. Ricreare perché si tratta di rimarginare una ferita artificiale, imposta dall'egemonia leghista; di recuperare quell'equilibrio già intuito da Carlo Cattaneo che non a caso distingueva nell'intorno di Milano il nord secco dal sud bagnato, la vocazione manifatturiera delle tessiture e dei cappellifici da quella agricola delle marcite e delle risaie. Infatti la prima ferrovia in Italia settentrionale fu costruita proprio sull'asse Sesto-Monza, mentre sull'altro versante (come recita una vecchia canzonetta) si "andava a piedi da Lodi a Milano per incontrare la bella Gigogin".

In effetti il cuscino del parco agricolo sud rende, ancora oggi, meno insensata la separazione della provincia di Lodi, inserita nella verde "bassa", rispetto alla fascia nord laddove la conurbazione risulta continua e massiccia. Fanno eccezione infatti il parco di Monza e il parco Nord (lo stesso che permette al marziano di parcheggiare l'astronave senza sfondare i tetti circostanti), entrambi "artificiali", creati rispettivamente dal viceré Eugenio Beauharnais e dal dott. Ercole Ferrario, illuminato primario medico dell'ospedale Sacco. Per il resto si tratta di ricucire un'espansione scompaginata, rimettere ordine - per quanto ancora possibile - in un sistema territoriale stressato da un ventennale non-governo, particolaristico e frammentato.

Pertanto il superamento "delle province che insistono in area metropolitana", come da reiterati programmi elettorali ed autorevoli dichiarazioni politiche, diviene urgente e preliminare rispetto ai singoli progetti amministrativi; e non è "affare dei brianzoli" bensì anche e soprattutto interesse primario dello stesso comune di Milano. La scelta appropriata del Sindaco Pisapia di dedicare un'Assessore della propria Giunta all'area metropolitana, nonché a decentramento e municipalità, lascia presumere che si voglia finalmente fare sul serio al riguardo. Ci si attende dunque (in attesa di conquistare oppure. abolire la Regione!) almeno un primo effettivo passo per estendere la svolta politica ed istituzionale nella dimensione metropolitana.

Valentino Ballabio