La considerazione che il PGT ereditato dalla Giunta Moratti sia da buttare - senza voler scavalcare, per carità, il ginepraio della normativa irto di adozioni, osservazioni, revoche, ricorsi, ecc. - nasce dalla semplice valutazione del contesto più ampio, nel tempo e nello spazio.
Nel tempo. I PGT derivano dalla legge regionale n.12 del 2005, varata nel pieno dell'euforia edificatoria del passato decennio, all'insegna di una sostanziale "deregulation" rispetto non solo alle regole positive della cultura e della prassi urbanistica bensì anche al principio di autoregolazione spontanea proprio del mercato. In realtà si è trattato del colpo di coda, ahimè con esiti traumatici, che ha chiuso un ciclo, durato mezzo secolo, che aveva affidato all'attività edilizia un ruolo trainante per l'economia nel suo insieme (l'altro fattore chiave era l'automobile). Iniziatosi con la ricostruzione post-bellica ed il boom economico e demografico esso è durato sino agli anni '90 con la diffusione della proprietà immobiliare ed i fasti del liberismo trionfante post caduta muro. Stimolato ai suoi inizi dalla bruciante domanda di alloggi e capannoni, sulla spinta dell'immigrazione dal sud e dell'espansione produttiva, si esaurisce nella fase finale sotto i colpi di un eccesso di offerta, che innesca la spirale perversa: saturazione del mercato/finanziarizzazione del debito/ipoteca bancaria non solo sull'invenduto ma anche su diritti volumetrici acquisiti sulla carta.
I poteri pubblici centrali (mediante ripetuti condoni) e locali (con l'uso improprio degli oneri per tamponare i bilanci) da parte loro si trasformano da enti regolatori e moderatori a fautori dell'abbuffata finale, ovvero da carabinieri a complici. La bolla è infine esplosa provocando crisi finanziaria ed effetti recessivi. Non è allora il caso di avviare un'inversione di rotta (se non da Milano, da dove?) che miri alla riqualificazione dell'esistente ed al potenziamento delle infrastrutture e dei servizi in alternativa alla ultra-quantificazione volumetrica ed all'ulteriore insostenibile consumo di suolo?
Nello spazio. Se riguardo la gestione dei servizi alla persona e l'amministrazione minuta dei quartieri Milano è troppo grande, rispetto alla pianificazione ed al governo del territorio Milano è troppo piccola. Come è possibile valutare i pesi insediativi, le reti della mobilità, il sistema del verde, il regime delle acque, la qualità dell'aria senza prendere in considerazione la realtà e le scelte dei Comuni delle fasce esterne? Tenuto conto che la summenzionata legge 12 ha vanificato di fatto i piani provinciali di coordinamento, che per altro le stesse Province non erano state in grado di approvare e di sovra-ordinare ai Comuni, oltre la "cinta daziaria" dilaga l'anarchia e l'anomia. Il Sindaco di Sesto ha dichiarato che l'operazione ex-Falck riguarda la trasformazione territoriale più importante d'Europa, ma questo può avvenire al di fuori di una valutazione d'impatto sull'insieme non dico europeo, ma almeno metropolitano?
Per non parlare dei piccoli Comuni. Un altro esempio, per restare in tema aree dimesse Falck: la neo amministrazione di centro-sinistra di Arcore si appresterebbe a concedere copiosa edilizia residenziale su un'area strategica, adiacente alla ferrovia che sarebbe invece utilissima per un grande parcheggio di corrispondenza, opportuno per drenare i pendolari diretti a Milano (allorché lo stesso assessore Croci aveva "avviato con Trenitalia la trattativa per realizzare e gestire parcheggi d'interscambio in una ventina di comuni della provincia presso le stazioni ferroviarie", Corsera, 26/2/2007).
Tale "fai da te" diffuso tra grandi, medi e piccoli Comuni non può pertanto che generare caos, intasamento ed inquinamento. Il consumo di suolo rilevato non solo nell'area limitrofa all'Expo, ma in tutta la fascia nord dell'area metropolitana ha già superato i livelli di sostenibilità. Non sarebbe allora il caso di mettere un punto fermo, interrompere una corsa che aggrava irreversibilmente la condizione ambientale e la situazione economica e sociale? Non basta aver finalmente sdoganato la parola "città metropolitana" (fino a ieri tabù ed ora finalmente auspicata tanto da Pisapia che da Formigoni e Podestà e persino dal programma regionale del PD!), occorre fare subito quanto si e purtroppo rinviato e sottovalutato per oltre vent'anni. Sarebbe pertanto da attendersi che Giunta e Consiglio Comunale di Milano prendano rapidamente l'iniziativa in questa direzione. Parallelamente una re-impostazione profonda dello strumento urbanistico all'esame della nuova Amministrazione - come anche rappresentato dal Forum Civico Metropolitano nell'incontro di Palazzo Marino con l'Assessore De Cesaris il 5 ottobre - varrebbe come segnale importante per adoperarsi ad uscire dalla crisi con un diverso e positivo indirizzo.
Valentino Ballabio