(pubblicato il 28 aprile 2026)
La breve marcia della Cina verso l'egemonia mondiale
La Cina non è vicina. Viene percepita dall'occidente come un'entità incombente ma enigmatica, una realtà evidente per il peso economico e geopolitico ma rimossa riguardo l'ordine interno, apparentemente indecifrabile, che vi si è costituito e consolidato. Presa nel mito della “fine della Storia” la vedova euro-atlantica - perso il partner della guerra fredda - si è adagiata sulle macerie del Muro, senza avvertire che un'altra storia avrebbe potuto iniziare altrove.
Una versione controcorrente sta tuttavia emergendo nelle riflessioni, e nella documentazione, raccolte da Pino Arlacchi (“la Cina spiegata all'Occidente”, 2025) nonché negli studi della rivista “Limes” di Lucio Caracciolo. Tolto il velo di indifferenza ed apatia verso il grande ma poco considerato paese, Arlacchi ripercorre la via di Marco Polo alla riscoperta di una millenaria civiltà sulla quale si poggia il recente percorso verso un'egemonia globale.Non mi permetto di recensire, e neppure riassumere, i testi prima citati; se non – per gioco dei numeri (3 x 3) – provare ad estrarre alcuni tratti significativi.
TRE PILASTRI
La pace è la condizione
Nella sua storia plurimillenaria il celeste impero non ha mai teso all'espansione con l'uso della forza, bensì al contrario sempre cercato di assorbire le invasioni subite imponendo una evidente superiorità tecnica e culturale. La recente politica estera cinese risulta pertanto improntata ad un sostanziale ripudio della guerra, in favore dell'espansione economica e della competizione scientifica e tecnologica.
Il merito è il metodo.
Il tirocinio culturale degli aspiranti Mandarini, ovvero “letterati”, durava non meno della metà della vita media, al fine di poter essere ammessi a rigorosi concorsi, a prova di trucchi e favoritismi, per accedere a tutti i livelli della gerarchia imperiale. Il regime attuale usa un sistema simile per la formazione e selezione dei quadri dirigenti sia tecnico-amministrativi che politici dello stesso Partito unico al potere. Poco democratico ma molto meritocratico.
La controprova consiste nell'imparare dai propri errori: aver saputo invertire la rotta dopo le tragedie del tardo maoismo (“grande balzo in avanti” e “rivoluzione culturale”).
Il socialismo di mercato è il sistema
Imparare dai propri non significa emulare gli errori degli altri. L'apologo di Deng sul colore del gatto non è una resa al pragmatismo miope di Peirce, a condizione che la sua astuzia e agilità sia utile all'interesse pubblico. Fuor di metafora è la pianificazione strategica pubblica che si avvale nella fase di attuazione, non burocratica e non statalista, della libera iniziativa privata. Il mercato, con la leva della creatività e dell'efficienza imprenditoriale, agisce pertanto nel quadro di regole basilari e indirizzi politici unitari.
TRE MAESTRI
Confucio
Contemporaneo di Socrate è il teorico della non violenza e della tolleranza. I rapporti di forza non si stabiliscono con la forza materiale bensì con la potenza della conoscenza e della spiritualità. Parafrasando Max Weber il sistema attuale si può definire come “l'etica confuciana e lo spirito del socialismo con caratteristiche cinesi”.
Marx
La filosofia della prassi è critica non elusione del capitalismo, considerato già nel Manifesto una fase di passaggio necessaria nell'evoluzione storica. Il socialismo di mercato alla cinese non lo rifiuta, bensì utilizza la molla del profitto privato in funzione di un più generale fine collettivo, prefigurato e programmato dal potere politico.
Gramsci
Ridefinisce il Partito come moderno principe, come intellettuale collettivo capace di raccogliere e governare il consenso, di conquistare le casematte della cultura diffusa insieme al potere politico e istituzionale. Ed è il critico sottile della “rivoluzione contro il Capitale”. Il partito unico cinese, certamente alieno rispetto allo schema pluralistico liberal-democratico, tende a presentarsi al popolo come modello esemplare forte degli straordinari risultati socio-economici e tecnologici, rendendo pertanto secondario l'aspetto autoritario e repressivo.
TRE DISASTRI
L'occidente liberista
Il capitale da fattore della produzione degenera a finanza usuraia. Liberato dai vincoli esterni (confronto con un sistema alternativo basato sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione e di scambio) nonché da quelli interni (bilanciamento di un contro-potere sindacale e socialdemocratico) il sistema liberista esplode. Il dominio del denaro diviene delirio di moltiplicare se stesso, con l'algoritmo finanziario generatore di disuguaglianze e dissipazioni esponenziali.
La democrazia formale
Alternanza dei governi nel breve, omologazione della politica nel lungo termine. La democrazia rappresentativa ha esaurito la sua spinta propulsiva. La politica si è separata dall'ideologia, ovvero da cultura ed etica, con la conseguente trasformazione dei partiti da portatori di una missione a strumentali comitati elettorali. Si crea pertanto una retroazione negativa tra astensionismo e voto emotivo condizionato da insidiosi metodi pubblicitari. Vincere le elezioni è il fine, non il mezzo per perseguire il buon governo.
La guerra mondiale a pezzi
L'occidente, in particolare nella sua guida egemone USA, detiene tuttora un formidabile potenziale scientifico e tecnologico, condensato nella realizzazione dell'intelligenza artificiale, tuttavia orientato prevalentemente alla forza armata ed agli interessi del complesso militare-industriale. Il susseguirsi di guerre regionali e locali ne è l'inevitabile conseguenza, mentre la consapevolezza per la ormai conclamata crisi climatica ed ambientale che minaccia l'umanità viene sostanzialmente obliata.
Dunque? Dal punto di vista dei nostri - ultimamente alquanto traballanti - valori la prospettiva cinese è certamente poco invidiabile e non emulabile, tuttavia conoscerla e accettarla come realtà alternativa in atto risulta assennato e doveroso.
Valentino Ballabio