Larghe falle nel partito di riferimento

(pubblicato il 12 Marzo 2025)

Non solo Sala nel salvataggio naufragato

L'esito fatale della vicenda “salvamilano” rischia di ridursi allo scontato scaricabarile ovvero ricerca del capro espiatorio. E se Sala lo cerca tra i sottoposti, assessori o funzionari che siano, a sua volta può egli stesso passare per tale, come capita agli autocrati caduti in disgrazia.

Invece, in un caso di tale portata, la responsabilità non può che essere multipla ed investire i gruppi dirigenti in primo luogo dei partiti, depositari del consenso elettorale, e secondariamente nelle élite dirigenti nel campo dell'economia e delle professioni, ma sopratutto della cultura e dell'informazione.

Ed è proprio a questo livello che, tra i due secoli, è avvenuta la “mutazione genetica” non solo della politica ma anche della cultura dominante. Gli “intellettuali intermedi”, nell'accezione gramsciana di formatori dell'opinione pubblica, forse perché privi di riferimenti forti ed autorevoli, hanno rinunciato alla funzione critica, assecondando un pensiero debole e conformista.

Certo non mancano le voci autonome, spesso raccolte in comitati spontanei attivi e combattivi, ma la loro iniziativa è frammentata, non in grado – per ora - di coagulare un'alternativa organica e organizzata.

Circa lo stato dei partiti, ufficialmente addetti alla politica, è meglio stendere un pietoso velo: autoreferenziali e sordi alla discussione, campano di apparizioni mediatiche e posti di sottopotere. Intanto metà della popolazione non vota, e l'altra metà vota a vuoto. 

Eppure Milano ha meritato nella seconda metà del secolo scorso il titolo di “capitale morale”, ma l'appellativo più che in senso proprio va inteso nel senso figurato di rigore intellettuale e pragmatico. Esempi estremi: il raziocinio finanziario di Enrico Cuccia ed il “razionalismo critico” di Antonio Banfi e della sua scuola filosofica,

In campo urbanistico la medesima tensione al rigore scientifico, non disgiunto spesso da passione politica, alimentò una schiera di studiosi, docenti e professionisti di alto livello impegnati nella pianificazione urbana e in soluzioni edilizie che hanno fatto scuola. Mi piace qui ricordarne, tra tanti nomi forse più illustri, due recentemente scomparsi: Gianni Beltrame e Beppe Boatti.

Ma oggi? Pare che la res cogitans della cultura urbanistica abbia ceduto il campo alla res extensa del mattone, che cresce a dismisura per superfetazione!

Tuttavia la responsabilità principale del dissesto attuale, impostato dalle amministrazioni di centrodestra e compiuto da quelle di centrosinistra, non può che riguardare la qualità stessa della politica, milanese e nazionale.

Sala dovrebbe trarne come aveva anticipato le dovute conseguenze, ma la responsabilità politica non può che investire il “partito di riferimento”. Le contorsioni degli esponenti PD, prima durante e dopo il fattaccio, purtroppo non depongono a favore.

Il partito che per residua fedeltà, per legami consolidati e per esibizione dell'immagine (esposizione in vetrina di una leader-manichino mentre i cacicchi trafficano in bottega) raccoglie una quota consistente di consenso, l'ha purtroppo speso affidandosi ad un manager politicamente nullo e culturalmente neoconservatore.

Solo un vuoto politico e ideale spinto può aver ammesso la prolungata deriva affaristica e speculativa, fino ad avvallarne l'abnorme giustificazione legislativa con il voto bipartisan alla Camera!

E se Milano raffigura la pietra dello scandalo non si creda che negli altri Comuni, a cominciare da quelli della circostante area metropolitana, l'effetto imitativo della deregulation del capoluogo non abbia fatto scuola: stanno inseguendo freneticamente, con le betoniere in colonna, la pressante domanda di alloggi dei molti milanesi non salvati bensì espulsi.

Valentino Ballabio