Mettere in sicurezza ed attuare la costituzione

(pubblicato il 10 Gennaio 2018)

 

Per non perdere l'orientamento nella bagarre pre-elettorale

Il “patto per la Costituzione e la democrazia” presentato da Anna Falcone Felice Besostri ed altri (4/1/2018) sintetizza, in sei punti essenziali, lo spirito della carta fondamentale così distante e contrastante con il pensiero (quasi) unico corrente, adagiato sulla rassegnata ed acritica constatazione che così va il mondo e c'è poco da fare. Pertanto mettere in sicurezza ed attuare oggi la settuagenaria Costituzione diventa un programma alternativo, al limite sovversivo, rispetto alle enunciazioni ed alle pratiche politiche usuali.

Il documento citato prende le mosse dall'esito del referendum del 4 dicembre 2016, il quale tuttavia non aveva come oggetto immediato la prima parte bensì la seconda del testo costituzionale, riguardante l'ordinamento della Repubblica. Andrebbe pertanto accompagnato, a lato senza intaccarne il vigore sintetico ed incisivo, con una proposta attuativa riguardo l'organizzazione complessiva del sistema statuale. In particolare per il Titolo V° che rimane tuttora sospeso, ristretto in una morsa tra la tuttora vigente legge Delrio da un lato e le manovre autonomistiche e particolaristiche di alcune regioni dall'altro.

Circa la prima strettoia risulta evidente, ma quasi per nulla presente nel dibattiti pubblico, l'incompatibilità di una legge pensata per anticipare una riforma poi bocciata con la lineare composizione dell'ordinamento locale ed intermedio definito dagli articoli 114 e 118 della tuttora integra Costituzione. Tuttavia la legge 56/14 resta in vita per pura inerzia, nel vuoto di idee e proposte che accompagna gli sterili lamenti di amministratori locali gravati da incerti poteri e scarse risorse.

La seconda angustia del confermato Titolo V° riguarda il rapporto Stato-regioni, reso ancor più ambiguo dalle opportunistiche iniziative referendarie dei governatori leghisti di Lombardia e Veneto. Qui occorre evitare di mitizzare il testo costituzionale vigente che agli articoli 116 e 117 risente delle incertezze e accomodamenti che avevano guidato la prima riforma del 2001, ad opera di una maggioranza di cento-sinistra. La pletora di materie “concorrenti” tra regioni e Stato ha infatti generato confusione normativa ed è degenerata nel gigantismo burocratico-amministrativo degli apparati regionali.

Avviatasi ora la campagna elettorale, tanto nazionale che regionale, c'è da chiedersi come i protagonisti tratteranno questa materia, consentendo a chi voglia esprimere un voto consapevole e motivato una scelta in favore di programmi coerenti e candidati preparati e sensibili. Scelta non scontata, risultando del tutto plausibile e dignitosa l'alternativa di un “astensionismo attivo” per chi voglia evitare di sottostare al “meno peggio” ormai esponenziale ed a una comunicazione elettorale demagogica, di stampo pubblicitario e telegenico.

ra la volontà e la capacità di affrontare la contraddizione di cui sopra, circa la cui soluzione peraltro non sono mancati i puntuali contributi offerti da ArcipelagoMilano, può rappresentare (esaurita la manfrina del “chi sta con/contro chi”) un valido banco di prova per discernere tra l'elencare a vuoto “cose da fare” ed il precisare responsabilmente “chi e come” le dovrà e potrà fare.

Valentino Ballabio