(pubblicato il 9 Aprile 2025)
Gli effetti collaterali nell'area metropolitana
Al termine di un'animata serata conviviale gli invitati, borghesi colti e raffinati, non riescono inspiegabilmente a varcare la soglia d'uscita della sala dapprima ospitale e infine paradossale. È un film surreale di Bunuel che richiama l'odierno dibattito politico-urbanistico racchiuso entro un confine non solo amministrativo quanto intuitivo.
Al contrario, per molti cittadini residenti le porte d'uscita sono obbligate provocando un esodo rilevante. Ma mentre molti osservatori critici (compresi gli scrittori di Arcipelago) si preoccupano giustamente delle cause, pochissimi fanno altrettanto riguardo gli effetti.
I milanesi che se ne vanno dove vanno? Quali sono le ricadute extra moenia in termini di consumo di suolo, congestione della mobilità, intasamento dei servizi? Nonché le contro-ricadute in termini di inquinamento dell'aria, assedio del pendolarismo, impoverimento della coesione sociale?
Gli espulsi per lo più si disperdono nel mezzo migliaio di Comuni dell'area centrale della Lombardia, facendo esplodere la domanda di alloggi e servizi. Pertanto l'offerta non ha potuto che essere improvvisata e raffazzonata: costruire ovunque possibile e il prima possibile.
Il modello-Milano, esauritosi nel capoluogo, imperversa all'esterno, peraltro meno osservato nella pletora dei piccoli comuni deboli politicamente e tecnicamente nonché sfuggenti ad un controllo mediatico indipendente.
Al netto degli aspetti legali (sebbene in qualche caso anche la procura di Monza sia già intervenuta) l'andamento è lo stesso: addossare palazzine e palazzoni in luogo di capannoni dismessi e villette monofamiliari abbattute. Con un'aggravante: la cementificazione spregiudicata delle aree verdi, non solo residuali nei centri abitati, ma pure quelle nude campestri e coltive!
L'effetto è devastante. Ogni nuovo appartamento, pur dotato di box, comporta due automobili in più nella stessa struttura viaria e dislocazione dei servizi. Il trasporto pubblico è marginale e le stazioni prive di parcheggi di corrispondenza adeguati. Tuttavia la meta giornaliera per lavoratori e studenti, impiegati ed artigiani esodati resta quella di origine. Andata e ritorno in coda a singhiozzo, tempo sprecato ed emissioni che corroborano la nube di “aria metropolitana” diffusa nell'inclusiva (chiamiamola così!) “zona A”.
Le contro-ricadute intra-moenia sono note ma, gravando dentro la città formale, vengono ampiamente analizzate, denunciate, deprecate. Manca invece, non solo a livello politico (lasciamo perdere!) bensì pure tra le competenze tecnico-scientifiche e le conoscenze economico-sociali una visione più larga e complessiva della trascurata, ed ora aggravata, questione metropoliana.
Nei creativi anni '60 e '70 in realtà le menti più lucide ed aperte della sinistra politica e/o intellettuale pensarono e avviarono un processo di costruzione istituzionale, e di conseguente pianificazione territoriale, nella dimensione più ampia.
Gianni Beltrame, primo direttore del PIM (piano intercomunale milanese) e Beppe Boatti, rigoroso ed acuto interprete dei sistemi urbani, furono tra i fautori di una visione non municipalistica dell'evoluzione istituzionale e territoriale di una “grande Milano”.
Tuttavia gli anni '80 rovesciarono la situazione. Dal riformismo asfittico della post-sinistra al localismo miope dei “padroni in casa propria” e degli “amministratori di condominio” si rese irreversibile l'arroccamento sovranista che, col nuovo secolo, seguirà la parabola del modello Milano.
La linea di continuità Albertini-Moratti-Pisapia-Sala chiude la visuale sull'ampia area che con maggior approssimazione raccoglie il sistema urbano reale. Passano senza ombra di discussione sia la scissione brianzola, sia la caricatura della Città metropolitana della quale ora Sala fa il sindaco-guardiano affinché non disturbi il sindaco-padrone della Città comunale!
Riflette il subconscio senile della città-modello, racchiusa su se stessa a dispetto delle relazioni globali, immemore del pragmatismo virtuoso che ha permesso nei secoli di varcare progressivamente porte e pusterle (dalla cerchia dei navigli alle mura spagnole, dai corpi santi ai comuni di cintura) fino ad una confacente “cinta daziaria” buona per agevolare i commerci nonché l'integrazione civica dei milanes àrius . Era un secolo fa, poi più nulla.
Sovviene un altro vecchio film di Tarkovsky: un monaco ispirato si solleva di pochi metri da terra con una rudimentale mongolfiera; quanto basta per guardare il villaggio da una sorprendente ed illuminante prospettiva!
Valentino Ballabio
P.S. i film citati: “L'angelo sterminatore”(1962 ) e “Andrei Rubliov”(1966)