Città metropolitana: come arrivare alla quarta settimana

(pubblicato il 19 Luglio 2017)

 

Il nuovo Ente chiuso tra ristrettezze finanziarie e miseria politica

“Milano, l'unica metropoli europea italiana” secondo Massimo Cacciari (*), non dunque all'italiana quali le altre tredici città aggettivate “metropolitane” grazie all'ampia lottizzazione geo-politica sancita dalla legge 56/14 e seguenti regionali. Se si condivide questa forse perentoria, come nello stile del Filosofo, ma univoca e pertinente definizione resta da chiedersi come Milano si confronti, sotto il profilo della struttura istituzionale, con le altre analoghe realtà europee. Non si tratta di copiare (ogni area metropolitana del variegato continente ha caratteristiche socio-economiche e territoriali proprie) ma di proporre e praticare un modello all'altezza.

Non è qui il caso di illustrare gli assetti territoriali ed amministrativi adottati, già da decenni, in alcune medie metropoli europee quali Barcellona, Lione o Francoforte per evidenziare il disperante distacco rispetto a Milano, città ritenuta eccellente per alcune originali ed innovative attività e aperta al mondo ma incapace di rapportarsi col proprio immediato intorno, dalle periferie interne all'ampia fascia di cintura. La regressione, anche elettorale, in presìdi importanti dell'area metropolitana quali Sesto San Giovanni e Monza ne sono la più recente prova.

Resta da chiedersi perché il sistema, non solo politico ma pure intellettuale e mediatico, milanese trascuri questa analisi relegando la questione metropolitana a faccenda tecnico-burocratica, a materia da “ingegneria istituzionale” di interesse marginale peraltro ostica alla facile comunicazione popolare. Può essere, ma l'obiezione non vale per chi ricopre dirette e rilevanti responsabilità politiche ed amministrative, che non gli danno diritto a sottrarsi ad un confronto critico ed autocritico riguardo il proprio ruolo verso una istituzione pubblica risultata anomala e insostenibile.

La cortese ed innocente risposta della vice Sindaca metropolitana Arianna Censi (Arcipelago del 13/6/2017) ad un mio rilievo critico sulle ragioni strutturali della crisi degli enti intermedi e sulla necessità di superare radicalmente la legge Delrio (ibidem 6/6/2017) si è limitata ad una comprensibile difesa d'ufficio dell'operato di amministratori volonterosi che gratis et amore Dei tengono in piedi la baracca. Ma la legge fondante non si discute (“ questa rischia di essere solo una disputa accademica buona per esperti e addetti ai lavori, mentre invece la Città metropolitana aspetta risposte concrete, in primis economiche”) per la serie “qui si lavora, non si fa politica”. La questione si ridurrebbe esclusivamente alla insufficiente disponibilità di risorse. L'effetto viene scambiato con la causa.

Non diverso l'atteggiamento del Sindaco metropolitano Sala. Da buon padre di famiglia che deve tirare fino alla quarta settimana ha affidato al Consiglio metropolitano una scarna comunicazione per prendere atto della deroga in extremis con rinvio, dal 30 giugno al 30 settembre, del termine di approvazione del bilancio preventivo 2017. Poi si vedrà come far quadrare i conti e sopravvivere in qualche modo fino al fatidico 2018. Il tutto affidato alla trattativa mercantile con un Governo a sua volta in perenne affanno con problematici conti finanziari ed accese rese dei conti politiche.

Ma il rinvio a settembre può essere l'occasione per un “esame di riparazione”? Per una revisione critica dell'anomala situazione verificatasi dopo l'esito del referendum costituzionale e l'ormai triennale esperienza di una legge rivelatasi inefficace ed inopportuna? Da questa tribuna, in queste ultime settimane, la disponibilità al confronto di idee e proposte al riguardo non è certo mancata!

Valentino Ballabio

(*) intervista a “La Repubblica-Milano”, 7/7/2017