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Mentre la bussola del futuro oscilla verso incerte rotte, tra mutamenti climatici e dissesti ambientali, il barometro del presente alterna secco–inquinato ed umido–alluvionato. Normali emergenze si succedono con impressionante regolarità.
Una settimana consecutiva di bel tempo basta per superare alla grande le soglie di respirabilità dell' aria; tre giorni di pioggia più intensa ed è pronta l' esondazione del Lambro. Gli effetti si pagano a Monza, Cologno Monzese e Lambrate, ma le cause si riscontrano entrambe nella crescente cementificazione della collina brianzola. Velate e Lesmo per fare un esempio.
Giù per li rami.
E' una bella giornata limpida e soleggiata? File di automobili mono–occupate discendono quotidianamente dalle villette "immerse nel verde", trascinando una scia di polveri sottili, fino a confluire nella tangenziale in piena. E' "allarme inquinamento"!
Ma se cambia il tempo? Finalmente si respira. Tuttavia rogge insignificanti, normalmente secche e intasate di sterpaglie e rifiuti, grazie ai pendii sempre più impermeabilizzati, si rigonfiano affluendo di colpo nella portata del Lambro. E' "calamità naturale"!
Deregulation di vasta area e non–governo metropolitano hanno raggiunto un duplice perverso scopo!
Tutto questo è proprio inevitabile?
Degrado del paesaggio agricolo spianato dalla monocultura e ricettacolo di rifiuti, espansione a macchia d' olio di capannoni–parallelepipedo e palazzine irraggiungibili dal mezzo pubblico, soffocante ragnatela del traffico veramente non hanno alternativa?
Se invece provassimo a resistere, dire basta, chiedere ai "navigati" timonieri di invertire la rotta?

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